​29. Cosa è il Santo Graal? Che relazioni ha col Santo Calice?

Quasi in ogni pagina del Vangelo ci imbattiamo in personaggi che si chiedono qualcosa su Gesù: da dove viene, come mai insegna con tanta autorità, da dove deriva il suo potere, perché fa miracoli, perché sembra opporsi alle tradizioni, perché le autorità lo respingono. Sono domande che si fecero allora e si sono continuate a fare lungo i secoli. A queste domande se ne sono aggiunte altre sul Gesù storico: che lingua parlava, che rapporto aveva con Qumran, è esistito davvero Ponzio Pilato?

50 domande su Gesù

La parola “graal” viene dal tardo latino “gradalis” o “gratalis”, che deriva dal latino classico “crater”, vaso. In alcuni libri di cavalleria del Medio Evo se ne parla come il recipiente o coppa in cui Gesù consacrò il suo sangue nell’ultima cena e che poi venne utilizzato da Giuseppe di Arimatea per raccogliere il sangue e l’acqua sparsi nel lavare il corpo di Gesù. Anni dopo, secondo questi libri, Giuseppe se lo portò con sé nelle isole britanniche (vedere la domanda Chi fu Giuseppe di Arimatea?) e fondò una comunità di custodi della reliquia, che più tardi resterebbe legata ai Templari. Questa leggenda è probabile che sia nata nel Paese del Galles, ispirandosi a fonti antiche latinizzate, come potrebbero essere gli Atti di Pilato, un'opera apocrifa del secolo V. Con la saga celtica di Perceval o Parsifal, collegata al ciclo di re Artù e sviluppata in opere come Le Conte du Graal, di Chretien di Troyes, Percival, di Wolfram von Eschenbach, o Le Morte Darhur, di Thomas Malory, la leggenda si arricchisce e si diffonde. Il Graal diventa una pietra preziosa, che curata per un certo tempo da angeli, fu affidata in custodia ai cavalieri dell’ordine del Santo Graal e del suo capo, il re del Graal. Tutti gli anni, il Venerdì Santo, scende una colomba dal cielo e, dopo aver deposto un dono sulla pietra, rinnova la sua virtù e forza misteriosa, che comunica una perpetua giovinezza e può saziare qualsiasi desiderio di mangiare e bere. Di tanto in tanto, alcune iscrizioni sulla pietra rivelano quelli che sono chiamati alla beatitudine eterna nella città del Graal, in Montsalvage. Questa leggenda, per la sua tematica, è vincolata al calice che utilizzò Gesù nella ultima cena e sul quale esistono varie tradizioni antiche. Fondamentalmente sono tre. La più antica è del secolo VII, secondo la quale un pellegrino anglosassone afferma di aver visto e toccato nella Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme il calice che fu utilizzato da Gesù. Era d’argento e aveva ai lati due manici. Una seconda tradizione dice che questo calice è quello che si conserva nella cattedrale di San Lorenzo a Genova. Si chiama il Santo catino. È un cristallo verde simile a un piatto, che sarebbe stato portato a Genova dai crociati nel secolo XII. Secondo una terza tradizione, il calice dell’ultima cena è quello che si conserva nella cattedrale di Valencia (Spagna) e si venera come il Santo Calice. Si tratta di una coppa di calcedonio di colore molto scuro, che sarebbe stata portata da San Pietro a Roma e utilizzata lì dai suoi successori, fino al secolo III. A seguito delle persecuzioni, sarebbe stata consegnata alla custodia di San Lorenzo, che la portò a Huesca. Dopo essere stata in diversi luoghi di Aragona, sarebbe stato traslocata a Valencia nel secolo XV.