32. Chi fu Ponzio Pilato?

Quasi in ogni pagina del Vangelo ci imbattiamo in personaggi che si chiedono qualcosa su Gesù: da dove viene, come mai insegna con tanta autorità, da dove deriva il suo potere, perché fa miracoli, perché sembra opporsi alle tradizioni, perché le autorità lo respingono. Sono domande che si fecero allora e si sono continuate a fare lungo i secoli. A queste domande se ne sono aggiunte altre sul Gesù storico: che lingua parlava, che rapporto aveva con Qumran, è esistito davvero Ponzio Pilato?

50 domande su Gesù

Ponzio Pilato esercitò la carica di prefetto della provincia romana di Giudea dall’anno 26 d.C. fino al 36 o inizio del 37 d.C. La sua giurisdizione si estendeva anche alla Samaria e all'Idumea. Non sappiamo niente di sicuro della sua vita precedente a queste date. Il titolo della sua carica fu quello di praefectus, che corrisponde a quelli che ricevettero questo incarico dall’imperatore Claudio e che è confermato da una iscrizione scoperta a Cesarea. Il titolo di procurator, utilizzato da alcuni autori antichi, è un anacronismo. I vangeli lo chiamano con il titolo generico di “governatore”. Come prefetto gli spettava di mantenere l’ordine nella provincia e amministrarla giuridicamente ed economicamente. Pertanto, doveva essere a capo del sistema giudiziario (e così risulta che agì nel processo di Gesù) e raccoglieva tributi e imposte per sovvenire alle necessità della provincia e di Roma. Di quest'ultima attività non ci sono prove dirette, quantunque l’incidente dell’acquedotto che narra Flavio Giuseppe (vedere più in basso) è sicuramente una prova indiretta. Inoltre, sono state trovate monete coniate a Gerusalemme negli anni 29, 30 e 31, senza dubbio su ordine di Pilato. Egli è comunque passato alla storia per essere stato colui che ordinò l'esecuzione di Gesù di Nazaret; ironicamente, in tal modo il suo nome è entrato nel simbolo della fede cristiana: “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto...”.

Le sue relazioni con i giudei, secondo quanto riferiscono Filone di Alessandria e Flavio Giuseppe, non furono in assoluto buone. Secondo Giuseppe, gli anni di Pilato furono molto turbolenti in Palestina, e Filone dice che il governatore si caratterizzava per la “sua venalità, la sua violenza, i suoi furti, i suoi assalti, la sua condotta fuori legge, le frequenti esecuzioni di prigionieri che non erano stati giudicati, e la sua ferocia senza limite” (De Legatione ad Caium, 302). Quantunque in questi giudizi sicuramente si rifletta l'opinione personale di questi due autori, la crudeltà di Pilato sembra fuori di dubbio, come suggerisce Lc 13,1, dove racconta l’incidente di alcuni galilei il cui sangue venne mescolato con quello dei sacrifici. Giuseppe e Filone narrano anche che Pilato introdusse in Gerusalemme alcune insegne in onore di Tiberio, che originarono un grande tumulto fino a che non le portò a Cesarea. Giuseppe riferisce inoltre che Pilato utilizzò fondi destinati ad opere sacre per costruire un acquedotto. La decisione originò una rivolta che fu sedata in maniera sanguinosa. Alcuni pensano che questo avvenimento è quello a cui si riferisce Lc 13,1. Un ultimo episodio riferito da Giuseppe è la violenta repressione di samaritani sul monte Garizim verso l’anno 35. A seguito di quella, i samaritani inviarono una delegazione al governatore della Siria, L. Vitellio, che sospese Pilato dalla carica. Questi fu chiamato a Roma per dare spiegazioni, però arrivò dopo la morte di Tiberio. Secondo una tradizione raccolta da Eusebio, cadde in disgrazia sotto l’impero di Caligola e morì suicida.

Nei secoli successivi nacque ogni tipo di leggenda su questa persona. Alcune gli attribuivano una fine spaventosa nel Tevere o a Vienne (Francia), mentre altre (soprattutto gli Actas di Pilato, che nel Medio Evo formavano parte del Vangelo di Nicodemo) lo presentano come convertito al cristianesimo insieme a sua moglie Procula, che viene venerata come santa nella Chiesa Ortodossa per la sua difesa di Gesù (Mt 27,19). Inoltre lo stesso Pilato si trova tra i santi della chiesa etiope e copta. Ma al di sopra di queste tradizioni, che fondamentalmente riflettono l’intento di mitigare la colpa del governatore romano in tempi in cui il cristianesimo incontrava difficoltà nei rapporti con l’impero, la figura di Pilato che conosciamo dai vangeli è quella di un personaggio indolente, che non vuole confrontarsi con la verità e preferisce accontentare la folla.

La sua presenza nel Credo è comunque di grande importanza perché ci ricorda che la fede cristiana è una religione storica e non un programma etico o una filosofia. La redenzione si operò in un luogo concreto del mondo, Palestina, in un tempo preciso della storia, e cioè quando Pilato era prefetto di Giudea.