43. Che cosa è la Biblioteca di Nag Hammadi?

Quasi in ogni pagina del Vangelo ci imbattiamo in personaggi che si chiedono qualcosa su Gesù: da dove viene, come mai insegna con tanta autorità, da dove deriva il suo potere, perché fa miracoli, perché sembra opporsi alle tradizioni, perché le autorità lo respingono. Sono domande che si fecero allora e si sono continuate a fare lungo i secoli. A queste domande se ne sono aggiunte altre sul Gesù storico: che lingua parlava, che rapporto aveva con Qumran, è esistito davvero Ponzio Pilato?

50 domande su Gesù
Opus Dei - 43. Che cosa è la Biblioteca di Nag Hammadi?

È la collezione di tredici codici di papiro con copertine di cuoio che furono casualmente scoperti nel 1945 nell’alto Egitto, vicino all’antico villaggio di Quenoboskion, a circa dieci chilometri dalla moderna città di Nag Hammadi. Si conservano nel Museo Copto de Il Cairo, e si sogliono designare con le sigle NHC (Nag Hammadi Codices). Alla stessa collezione si abbinano altri tre codici già conosciuti dal secolo XVIII che si trovano a Londra (Codex Askewianus, normalmente conosciuto come Pistis Sophia), Oxford (Codex Brucianus) e Berlino (Codex Berolinensis). Questi tre codici, sebbene realizzati in tempi successivi, procedono dalla stessa zona.

Per codice s’intende uno scritto con formato simile agli attuali libri. A differenza del rotolo consentiva di scrivere sulle due facciate e di rilegare gli scritti anche in formati tascabili.

I NHC furono confezionati all'incirca nell’anno 330 e sotterrati alla fine del secolo IV o a principio del V, forse per non essere distrutti da qualche autorità ecclesiastica. Questi codici contengono una cinquantina di opere scritte in copto - la lingua egizia scritta con caratteri greci -, che sono traduzioni, a volte non molto affidabili, dal greco. Quasi tutte le opere sono di carattere eretico e riflettono le diverse tendenze gnostiche che, in generale, furono studiate e confutate dai Padri della Chiesa, in particolare da Sant’Ireneo, Sant’Ippolito di Roma e Sant’Epifanio. Il principale contributo di questi codici è l’accesso diretto ai testi gnostici e si può verificare che, effettivamente, gli autori ecclesiastici contemporanei conoscevano bene ciò che confutarono.

Dal punto di vista letterario sono rappresentati i generi più diversi: trattati teologici e filosofici, apocalissi, vangeli, orazioni, atti degli apostoli, lettere, ecc. A volte i titoli non sono originali, ma sono stati aggiunti dagli editori tenendo conto del contenuto. Rispetto alle opere che sono classificate come “Vangelo” risultano assomigliare assai poco ai vangeli canonici, giacché non presentano una narrazione della vita del Signore, ma le rivelazioni segrete che Gesù avrebbe fatto ai suoi discepoli. Così per es. il vangelo di Tommaso riporta centoquattordici detti di Gesù, uno dietro all’altro, senza altro contesto narrativo che alcune domande che a volte gli fanno i discepoli; e il “Vangelo di Maria (Maddalena)” narra la rivelazione che Cristo glorioso le fa sulla ascensione dell’anima.

Dal punto di vista delle dottrine contenute, i codici contengono in generale opere gnostiche nate in un contesto cristiano; sebbene in alcune, come l’ “Apocrifo di Giovanni” - una delle più importanti giacché si trova in quattro codici -, gli elementi cristiani sembrano secondari rispetto al mito gnostico che costituisce il suo nucleo. In questo mito si interpretano al rovescio i primi capitoli della Genesi presentando il Dio creatore o Demiurgo come un dio inferiore e perverso che ha creato la materia. Ci sono anche opere gnostiche non cristiane che raccolgono una gnosi greco-pagana sviluppata attorno alla figura di Hermes Trismegisto, considerato il grande rivelatore della conoscenza (“Discorso dell’otto e del nove”). Questo tipo di gnosi si conosceva in parte già prima dei ritrovamenti. In NHC VI si raccoglie addirittura un frammento de “La Republica” di Platone.

Nonostante la grande varietà di generi letterari e di contenuti dei libri di questa Biblioteca,il tratto comune è che si tratta di opere più adatte per la speculazione religiosa-filosofica e che sono estranee ai testi utilizzati nelle antiche comunità cristiane.