51. Potevano aver rubato il corpo di Gesù?

Quasi in ogni pagina del Vangelo ci imbattiamo in personaggi che si chiedono qualcosa su Gesù: da dove viene, come mai insegna con tanta autorità, da dove deriva il suo potere, perché fa miracoli, perché sembra opporsi alle tradizioni, perché le autorità lo respingono. Sono domande che si fecero allora e si sono continuate a fare lungo i secoli. A queste domande se ne sono aggiunte altre sul Gesù storico: che lingua parlava, che rapporto aveva con Qumran, è esistito davvero Ponzio Pilato?

50 domande su Gesù
Opus Dei - 51. Potevano aver rubato il corpo di Gesù?

Quelli che si sentirono in imbarazzo di fronte all'affermazione che Gesù era resuscitato e trovarono vuoto il sepolcro dove era stato depositato, per prima cosa pensarono e annunciarono che qualcuno aveva rubato il suo corpo (cfr. Mt 28,11-15).

La lastra trovata a Nazaret con uno scritto imperiale dove si ricorda che è necessario rispettare la inviolabilità dei sepolcri testimonia che vi fu un gran subbuglio a Gerusalemme motivato dalla sparizione del cadavere di qualcuno originario di Nazaret attorno all’anno 30.

Ciò nonostante, il fatto di trovare il sepolcro vuoto non impediva di pensare che il corpo fosse stato rubato. E nella forte emozione delle sante donne e dei discepoli di Gesù che si avvicinarono al sepolcro, prima di averlo visto di nuovo vivo l'idea del rapimento fu il primo passo per il riconoscimento che era resuscitato.

Nel vangelo di San Giovanni c’è un racconto preciso di cosa accadde. Narra che quando Pietro e Giovanni udirono le parole di Maria, uscirono e andarono al sepolcro: i due correvano assieme, però l’altro discepolo corse più in fretta di Pietro e arrivò per primo al sepolcro. Si chinò e vide i teli afflosciati, ma non entrò. Arrivò dopo di lui Simon Pietro, entrò nel sepolcro e vide i teli afflosciati, e il sudario che era stato posto sulla sua testa, non caduto insieme ai teli, ma a parte, anzi piegato, nello stesso posto di prima. Allora, entrò anche l’altro discepolo che era arrivato prima al sepolcro, vide e credette“ (Gv 20, 3-8).

Le parole che utilizza l’evangelista per descrivere quello che Pietro e lui videro nel sepolcro vuoto esprimono con vivo realismo l'impressione che gli causò quello spettacolo. Per primo, la sorpresa di trovare lì i teli. Se qualcuno fosse entrato per fare sparire il cadavere si sarebbe trattenuto a liberarlo dai teli per portarsi solo il corpo? Non sembra logico. Ma c’è il fatto che, inoltre, il sudario era “piegato” come lo era stato il venerdì pomeriggio. I teli rimanevano come erano stati collocati avvolgendo il corpo di Gesù, ma ora non avvolgevano niente e per questo erano “afflosciati”, vuoti, come se il corpo di Gesù fosse evaporato e fosse uscito passando attraverso di essi. Ci sono altri dati sorprendenti nella descrizione di quello che videro. Quando si ricopriva col lenzuolo mortuario il cadavere, per prima cosa si applicava il sudario sulla testa, e poi si avvolgevano nel lenzuolo tutto il corpo e anche la testa. Il racconto di Giovanni specifica che nel sepolcro il sudario rimaneva “nello stesso posto di prima”, cioè conservando la stessa disposizione che aveva avuto quando stava lì il corpo di Gesù.

La descrizione del vangelo segnala con straordinaria precisione quello che contemplarono attoniti i due apostoli. Era umanamente inspiegabile l'assenza del corpo di Gesù. Era fisicamente impossibile che qualcuno lo avesse rubato, giacché per estrarlo fuori dal lenzuolo mortuario, si sarebbe dovuto svolgere i teli e il sudario, e questi sarebbero restati lì sciolti. Però loro avevano di fronte ai loro occhi le lenzuola e il sudario così come erano quando avevano lasciato lì il corpo del Maestro, nel pomeriggio del venerdì. L’unica differenza è che il corpo di Gesù non era più lì. Tutto il resto rimaneva al suo posto.

A tal punto furono significative le cose che trovarono nel sepolcro vuoto, da far loro intuire in qualche modo la resurrezione del Signore, giacché “videro e credettero”.