Audio del Prelato: “Perdonare le offese”

Mons. Javier Echevarría riprende la parabola del figlio prodigo per riflettere sul perdono di Dio, che ci deve aiutare a praticare questa opera di misericordia: «Desideriamo ardentemente che la decisione di perdonare e di chiedere perdono si trasformi in un atteggiamento abituale in noi, in ogni famiglia, tra gli amici».

Dal Prelato
Opus Dei - Audio del Prelato: “Perdonare le offese”

Una delle opere di misericordia di cui il mondo ha più bisogno – ora e sempre – consiste nel perdonare colui che ci offende. “Come ci può sembrare difficile spesso perdonare! – ha ammesso il Santo Padre –. Eppure il perdono è lo strumento messo nelle nostre fragili mani per ottenere la serenità del cuore. Lasciare cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono le condizioni necessarie per vivere felici”.

Questo vivere felici si fa strada in noi come un desiderio di tutti gli essere umani. Però nessuno può raggiungere la felicità per conto proprio, senza contare su Dio e sugli altri.

Con una certa frequenza, forse, cresce la sensazione che chi ci sta accanto sia più che altro un ostacolo: ci offendono, perché ci maltrattano, ci causano un dolore fisico o morale…, mali che provò anche Gesù, crocifisso da coloro ai quali era venuto a portare la salvezza.

Il Signore, volto visibile della misericordia del Padre, perdonò senza dare spazio al risentimento. “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”, pregò mentre pendeva dal legno della Croce. In tal modo ruppe decisamente il circolo vizioso dell’odio che genera soltanto altro odio, il circolo della vendetta e del rancore, e fece sì che da quella Croce scaturisse una fonte di misericordia, capace di cambiare la storia di ogni donna e di ogni uomo.

La Croce del Signore ci aiuta a comprendere che noi tutti abbiamo bisogno del perdono: di perdonare e di essere perdonati. Chi non fa propria questa realtà, si dimostra incapace di sondare la bella profondità dell’amore che lo unisce a un’altra persona o a Dio.

Riprendiamo la parabola del figlio prodigo. Il giovane, accecato dall’inesperienza e dall’orgoglio, si allontanò dalla casa paterna e dilapidò tutto ciò che aveva ricevuto. Se ritornò a casa fu perché aveva sperimentato molto da vicino, in altri momenti, la misericordia paterna, la sua comprensione, e sapeva benissimo che non sarebbe stato rifiutato. Quando incontrò nuovamente suo padre, questi, con un abbraccio, gli fece il suo dono più grande: il perdono. E procedette così, senza umiliarlo, senza ricordargli neppure per un istante gli avvertimenti e i suoi consigli di un tempo. Soltanto allora il giovane riuscì a comprendere il vero tesoro dell’amore paterno, che egli aveva ignorato e trascurato, e che, fortunatamente, con il ritorno e la contrizione, aveva ricuperato.

Anche ognuno di noi ha bisogno di ricorrere spesso al sacramento del perdono, per capire la profondità dell’amore divino. “Dio non si stanca di perdonare – ricorda il Papa –, siamo noi quelli che ci stanchiamo di chiedere perdono”. Effettivamente, alimentiamo purtroppo anche la tendenza ad abituarci alla freddezza del peccato. Perciò, se già ci avvaliamo di questo sacramento, facciamolo con le migliori disposizioni possibili, andando con una frequenza maggiore o preparandoci meglio. Per ottenerlo, gettiamoci fra le braccia misericordiose di Dio, eliminiamo radicalmente i pregiudizi e le scuse che ci impediscono di sentire nell’anima questa carezza della comprensione del Signore. Forse che non ricordiamo la felicità provata l’ultima volta che ci siamo riconciliati con una persona? La richiesta di perdono non ci sembra un gesto umano capace di “dare la faccia” a quel Dio che tante volte mettiamo da parte nella nostra vita e la cui bontà dimentichiamo?

Molti cristiani ignorano la bellezza della Confessione. Convinciamoci: questo sacramento non è passato né passerà mai di moda. Possiede e possiederà una potenza sempre attuale. Non solo, ma è un sacramento che apre la nostra vita al futuro perché ci restituisce la speranza. Preghiamo, dunque, perché l’Anno Giubilare della Misericordia permetta a tanti cristiani di riprendere la via che riporta alla casa paterna.

Forse qualcuno immagina che, per confessarsi, occorra una preparazione molto complessa, e non è così: basta desiderare la grazia, fare un buon esame di coscienza – magari con l’aiuto di una guida o con la collaborazione di una persona competente – e poi, con fiducia, andare dal sacerdote. Non dimentichiamo che sono state le sofferenze interiori ed esteriori, la consapevolezza delle proprie miserie e il ricordo dell’amore paterno, ciò che ha indotto interiormente il figlio prodigo a mettersi in marcia. Sono molte le persone intorno a noi che si trovano in una situazione del genere: hanno bisogno soltanto di qualcuno che li accompagni in questo viaggio di ritorno alla casa del Padre.

D’altra parte, se Dio assolve, anche noi dobbiamo saper perdonare nella vita quotidiana tutte le volte che sia necessario. Può accadere che, forse a causa di malintesi, diversità di carattere, divergenze politiche o culturali, o questioni di altro tipo, alcuni uomini e donne trascinino per anni il ricordo delle offese causate da amici o da terzi. Purtroppo, se si ha nell’anima una disposizione del genere, i conflitti si possono prolungare nel tempo senza che nessuno si dia per vinto.

Immersi in pieno, come siamo, nell’Anno della misericordia, cerchiamo di scoprire che questa è una magnifica occasione per offrire la nostra riconciliazione, anche se siamo stati noi gli offesi. Il Signore fa sempre il primo passo per perdonarci, anche quando non meritiamo la sua grazia; e noi non ci decidiamo a seguire l’esempio del Maestro? “Sforzati, se è necessario – ha scritto san Josemaría –, di perdonare sempre coloro che ti offendono, fin dal primo istante, perché, per quanto grande sia il danno o l’offesa che ti fanno, molto di più ti ha perdonato Iddio”.

Desideriamo ardentemente che la decisione di perdonare e di chiedere perdono si trasformi in una disposizione abituale in noi, in ogni famiglia, tra gli amici. Pensiamo che, senza la disposizione di perdonare, tutti gli scenari nei quali ci muoviamo – compresa la nostra famiglia – si trasformerebbero in ambiti desolanti, egoisti, tristi, che avvelenano le anime o le rattristano. La lezione di Cristo è chiarissima: amare senza riposo anche colui che ci ferisce.

Pertanto, se gli altri aderiscono al nostro perdono, rendiamo grazie a Dio; ma se non otteniamo la risposta desiderata, non ci scoraggiamo, perché la misericordia è gratuita, non si aspetta niente in cambio. Cristo è morto pregando per coloro che lo crocifiggevano e lo offendevano. La sua morte redentrice ha fatto sì che il velo dell’odio cadesse dagli occhi delle anime. Soltanto allora, vedendo come era spirato Gesù, il centurione che stava accanto alla Croce pronunciò quel bellissimo atto di fede: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

Se noi cristiani perdoniamo immediatamente le offese ricevute, con gioia e semplicità di cuore, molti si sentiranno attratti dall’amore dei figli di Dio, e riusciranno a trovare il Padre buono che desidera abbracciare tutti con la sua misericordia.