«La motivazione di ogni lavoro modifica il modo di lavorare»

Il prelato dell’Opus Dei ha partecipato a un congresso sul lavoro che si è tenuto nella Pontificia Università della Santa Croce. Trascriviamo alcune frasi del suo intervento orale, pronunciate durante un dialogo accademico durato circa un’ora.

Conferenze
Opus Dei - «La motivazione di ogni lavoro modifica il modo di lavorare» Foto: Ismael Martínez Sánchez

In occasione dei 500 anni della Riforma protestante un congresso interdisciplinare sul lavoro è stato organizzato a Roma, dalla Pontificia Università della Santa Croce.

Monsignor Ocáriz, gran Cancelliere ed ex professore dell’Università, ha cominciato le sue riflessioni a partire dalla domanda: Che cosa significa veramente santificare il lavoro? “Nel contesto della santificazione della vita ordinaria – ha detto –, il lavoro occupa un posto molto importante; non soltanto per il tempo che gli dedichiamo, che è molto, ma per le conseguenze che comporta per la persona e per gli altri. Lavoro e famiglia sono, insieme al rapporto con Dio, le colonne su cui poggia – come si legge nel racconto della Genesi – il disegno di Dio per l’umanità”.

Prendendo spunto dal film There be dragons, nel quale un personaggio rappresenta san Josemaría nel momento della fondazione dell’Opus Dei, il prelato ha spiegato che il Signore fece vedere al fondatore il valore santificante del lavoro: “In quel momento del film viene mostrato mentre scrive le parole tutti e tutto. Tutti chiamati alla santità; tutte le realtà umane oneste, tutte le attività possono e debbono essere un cammino, un mezzo di santità, di incontro con Cristo. Santificare il lavoro, qualunque lavoro onesto, significa farlo per Dio e per gli altri, e per questo bisogna farlo bene. Il lavoro nasce dall’amore e porta all’Amore in tutte le circostanze della vita”.

Santificare il lavoro, qualunque lavoro onesto, significa farlo per Dio e per gli altri, e per questo bisogna farlo bene

Inoltre, ricordando una frase di san Josemaría (“Aggiungi un motivo soprannaturale al tuo lavoro professionale ordinario e avrai santificato il lavoro”), ha detto che “non si tratta di aggiungere un dettaglio devoto. Si tratta della finalità: è il perché e a che scopo si lavora che determina il modo stesso di lavorare. Qual è questo motivo soprannaturale? È l’amore di Dio e il servizio degli altri”.

Molti dei suoi commenti si sono riferiti a un video sul lavoro e su san Josemaría proiettato in precedenza. Poi è stato dato il via a una lunga serie di domande e risposte da parte dei presenti al congresso. Per esempio, un professore universitario ha riferito di una conversazione avuta con un collega luterano intorno alla santificazione del lavoro: se è un qualcosa di puramente personale nella relazione con Dio e se, d’altra parte, cambia veramente il lavoro.

Mons. Ocáriz ha commentato: “Una cosa diventa santa nella misura in cui viene offerta a Dio. Le cose di questo mondo sono già di Dio, ma attraverso la nostra libertà acquistano una nuova dimensione. Grazie alla nostra libertà il lavoro stesso, e anche la sua materialità, può diventare santo, più di Dio”.

Allo stesso modo ha ricordato che “quando san Josemaría cominciava a lavorare diceva a Gesù, a voce alta o in silenzio: ‘Mettiamoci a farlo in due’. Ogni realtà cristiana è sempre in Cristo; non c’è altra via per arrivare a Dio”.

quando san Josemaría cominciava a lavorare diceva a Gesù, a voce alta o in silenzio: ‘Mettiamoci a farlo in due

Infine, una partecipante ha domandato in che modo è possibile scoprire quel qualcosa di divino a cui si riferiva il fondatore dell’Opus Dei, quando le attività sono tanto diverse come essere docente universitaria e madre di famiglia. “Scoprire in tutto un’espressione dell’amore di Dio per noi: nelle persone, nelle circostanze, nella materialità dei compiti, nelle contrarietà. San Giovanni, che fa una sorta di riassunto dell’esperienza degli Apostoli nel loro rapporto con Cristo, scrive: ‘noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi’. Scoprire il quid divinum vuol dire considerare gli altri creature che Dio ama; vedere, anche nelle difficoltà che non comprendiamo, l’amore nascosto di Dio”.