TEMA 23. La Penitenza (2)

Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione ai suoi Apostoli, che lo hanno trasmesso ai loro collaboratori. I sacerdoti possono perdonare i peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Riassunti di fede cristiana
Opus Dei - TEMA 23. La Penitenza (2)

1. Gli atti del ministro del sacramento

1.1. Chi è il ministro e qual è il suo compito

«Cristo ha affidato il ministero ai suoi Apostoli, ai Vescovi loro successori e ai presbiteri loro collaboratori, i quali diventano pertanto strumenti della misericordia e della giustizia di Dio. Essi esercitano il potere di perdonare i peccati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » ( Compendio , 307).

Il confessore adempie il ministero della riconciliazione in virtù del potere sacerdotale ricevuto col sacramento dell’Ordine. L’esercizio di questo potere è regolato dalle leggi della Chiesa, e così è necessario che il sacerdote abbia la facoltà di esercitarlo su determinati fedeli o su tutti.

«Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore» ( Catechismo , 1465).

«Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, ogni Confessore è obbligato, senza alcuna eccezione e sotto pene molto severe, a mantenere il sigillo sacramentale, cioè l’assoluto segreto circa i peccati conosciuti in confessione» ( Compendio , 309).

1.2. L’assoluzione sacramentale

Fra gli atti del confessore, alcuni sono necessari perché il penitente possa fare quello che deve; in concreto, ascoltare la confessione e imporre la penitenza. Poi, con il potere sacerdotale conferitogli dal sacramento dell’Ordine, egli dà l’assoluzione recitando la formula prescritta nel Rituale, «nella quale sono essenziali le parole: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”» [1] .

«Quindi per mezzo del sacramento della Penitenza il Padre accoglie il figlio pentito che fa ritorno a lui, Cristo si pone sulle spalle la pecora smarrita per riportarla all’ovile, e lo Spirito Santo santifica nuovamente il suo tempio o intensifica in esso la sua presenza» [2] .

2. Gli effetti del sacramento della Penitenza

«Gli effetti del Sacramento della Penitenza sono: la riconciliazione con Dio e quindi il perdono dei peccati; la riconciliazione con la Chiesa; il recupero, se perduto, dello stato di grazia; la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali e, almeno in parte, delle pene temporali che sono conseguenza del peccato; la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione dello spirito; l’accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano» (Compendio, 310).

San Josemaría Escrivá riassume questi effetti in modo espressivo: «In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro» [3] .

«In questo sacramento, il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso di Dio, anticipa in un certo modo il giudizio al quale sarà sottoposto al termine di questa vita terrena» ( Catechismo , 1470).

3. La necessità e l’utilità della Penitenza

3.1. La necessità del perdono dei peccati gravi

«Per coloro che sono caduti dopo il battesimo, questo sacramento della Penitenza è necessario alla salvezza, come lo stesso Battesimo per quelli che non sono stati ancora rigenerati» [4] .

«Secondo il precetto della Chiesa, “ogni fedele, raggiunta l’età della discrezione, è tenuto all’obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta nell’anno” (CIC, can. 989)» ( Catechismo , 1457).

«“Colui che è consapevole di essere in peccato grave non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l’assoluzione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l’opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima” (CIC, can. 916)» ( Catechismo , 1457).

3.2. L’utilità della Confessione frequente

«Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione dei peccati veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa. In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito» ( Catechismo , 1458).

«Anche per i peccati veniali è molto utile il ricorso assiduo e frequente a questo sacramento. Non si tratta infatti di una semplice ripetizione rituale né di una sorta di esercizio psicologico: è invece un costante e rinnovato impegno di affinare la grazia del Battesimo, perché, mentre portiamo nel nostro corpo la mortificazione di Cristo Gesù, sempre più si manifesti in noi la sua vita» [5] .

4. La celebrazione del sacramento della Penitenza

«La confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta l’unico modo ordinario, grazie al quale i fedeli si riconciliano con Dio e con la Chiesa, a meno che un’impossibilità fisica o morale non li scusi da una tale confessione» [6] .

«Il sacerdote accolga il penitente con fraterna carità […]. Quindi il penitente si fa il segno di croce, dicendo: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen . Anche il sacerdote può segnarsi con lui. Poi il sacerdote con una breve formula invita il penitente alla fiducia in Dio» [7] .

«Quindi il sacerdote, o anche il penitente stesso, legge, secondo l’opportunità, un testo della Sacra Scrittura; la lettura però si può fare anche nella preparazione al sacramento. È infatti la parola di Dio che illumina il fedele a conoscere i suoi peccati, lo chiama alla conversione e gl’infonde fiducia nella misericordia di Dio» [8] .

«Il penitente confessa poi i suoi peccati» [9] . Il sacerdote lo esorti a pentirsi, gli dia gli opportuni consigli per indurlo a iniziare una vita nuova e gli imponga la penitenza. Dopo «il penitente manifesta la sua contrizione e il proposito di una vita nuova, recitando una preghiera, con la quale chiede a Dio Padre perdono dei suoi peccati» [10] . Subito dopo il sacerdote gli dà l’assoluzione.

Ricevuta l’assoluzione, il penitente può proclamare la misericordia di Dio e rendergli grazie con una breve acclamazione presa dalla Sacra Scrittura, oppure il sacerdote recita una formula di lode a Dio e di congedo del penitente.

«Il sacramento della Penitenza può anche aver luogo nel quadro di una celebrazione comunitaria, nella quale ci si prepara insieme alla confessione e insieme si rende grazie per il perdono ricevuto. In questo caso, la confessione personale dei peccati e l’assoluzione individuale sono inserite in una liturgia della Parola di Dio, con letture e omelia, esame di coscienza condotto in comune, richiesta comunitaria del perdono, preghiera del Padre nostro e ringraziamento comune» Catechismo , 1482).

«La sede per le confessioni è disciplinata dalle norme emanate dalle rispettive conferenze episcopali, le quali garantiranno che essa sia collocata “in luogo visibile” e sia anche “provvista di grata fissa”, così da consentire ai fedeli e agli stessi confessori che lo desiderano di potersene liberamente servire» [11] . «Non si ricevano le confessioni fuori del confessionale, se non per giusta causa» [12] .

5. Le indulgenze

La persona che ha peccato non solo ha bisogno del perdono della colpa per aver offeso Dio, ma anche delle pene che ha meritato per tale disordine. Con il perdono delle colpe gravi il peccatore ottiene anche la liberazione dalla pena della separazione eterna da Dio, ma di norma rimane ancora meritevole di pene temporali, ossia non eterne. Anche le colpe veniali meritano pene temporali. «Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime, per la difesa della santità dell’ordine morale e per ristabilire la gloria di Dio nella sua piena maestà. Ogni peccato, infatti, causa una perturbazione nell’ordine universale, che Dio ha disposto nella sua ineffabile sapienza ed infinita carità, e la distruzione di beni immensi sia nei confronti dello stesso peccatore che nei confronti della comunità umana» [13] .

«L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi» ( Catechismo , 1471).

I «beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro della Chiesa , che non “si deve considerare come la somma di beni materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come l’infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre ed offerti perché tutta l’umanità fosse liberata dal peccato e pervenisse alla comunione con il Padre; è lo stesso Cristo redentore, in cui sono e vivono le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione. Appartiene inoltre a questo tesoro il valore veramente immenso, incommensurabile e sempre nuovo che presso Dio hanno le preghiere e le buone opere della beata Vergine Maria e di tutti i santi, i quali, seguendo le norme di Cristo Signore per grazia sua, hanno santificato la loro vita e condotto a compimento la missione affidata loro dal Padre; in tal modo, realizzando la loro salvezza, hanno anche cooperato alla salvezza dei propri fratelli nell’unità del Corpo mistico” [14] » ( Catechismo , 1476-1477).

«L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Le indulgenze possono essere applicate ai vivi o ai defunti» ( Catechismo , 1471).

«Il fedele, che almeno col cuore contrito compie una azione, alla quale è annessa l’indulgenza parziale, ottiene, in aggiunta alla remissione della pena temporale che percepisce con la sua azione, altrettanta remissione di pena per intervento della Chiesa» [15] .

«Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata e adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale. Se manca la piena disposizione o non sono poste le predette tre condizioni, l’indulgenza è solamente parziale» [16] .

Antonio Miralles

Bibliografia di base Catechismo della Chiesa Cattolica , 1422-1484.

Letture raccomandate Ordo Paenitentiae , Praenotanda , 1-30.

Giovanni Paolo II, Es. Ap. Reconciliatio et Paenitentia , 2-XII-1984, 28-34.

Paolo VI, Cost. Ap. Indulgentiarum doctrina , 1-I-1967.

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[1] Ordo Paenitentiae , Praenotanda , 19.

[2] Ibidem , 6, d.

[3] San Josemaría, Amici di Dio , 214.

[4] Concilio di Trento, sessione XIV, Dottrina sul sacramento della Penitenza, cap. 2 (DS 1672).

[5] Ordo Paenitentiae , Praenotanda , 7, b.

[6] Ibidem , 31.

[7] Ibidem , 16.

[8] Ibidem , 17.

[9] Ibidem , 18.

[10] Ibidem , 19.

[11] Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia Dei , 7-IV-2002, 9, b.

[12] CIC, can. 964, § 3.

[13] Paolo VI, Cost. Ap. Indulgentiarum doctrina , 1-I-1967, 2.

[14] Ibidem , 5.

[15] Ibidem , Norma 5.

[16] Ibidem , Norma 7.