Un donatore di musica

Salvo è violinista a Catania, dove vive con la sorella Loredana; entrambi sono fedeli dell’Opus Dei. Vive la sua passione per la musica, nata 40 anni fa, come una missione per rendere le persone più serene.

Testimonianze

Circa quaranta anni fa ho preso per la prima volta in mano un violino. Mi avevano detto che avevo un buon orecchio musicale. Mio padre suonava per diletto la chitarra e spesso con mio zio, che era violista nell’orchestra del Teatro della mia città, eseguivano duetti, per celebrare le ricorrenze familiari o semplicemente per divertirsi. Mi incuriosiva, mi affascinava la musica. Da allora posso dire che quattro quinti della mia vita li ho passati insieme a questo strumento. Un rapporto di odio amore, perché è strumento molto difficile che a volte ti fa perdere la pazienza. Certe volte ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, potendolo fare… Ma posso assicurare che le soddisfazioni superano di gran lunga i momenti duri.

La relazione con lo strumento arriva ad essere espressione di se stessi, della musica che sento dentro e di quella che posso trasmettere. Lo scopo del suonare è sentire la musica ed esprimerla, nel mio caso, con il violino, che diventa appunto strumento per esternarla. Intonazione, sonorità, ritmo ed espressione devono essere prima interiorizzati e poi applicati allo strumento.

Oggi suono nell’orchestra del Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania, che gode di buona fama per l’eleganza della sua sala e la sua perfetta acustica. Un teatro che, come tante istituzioni musicali e artistiche, sta cercando di sopravvivere a questi tempi di forte crisi economica. Con i miei colleghi dell’orchestra abbiamo fatto splendide tournèe in diversi paesi del mondo, fino all’estremo oriente, sempre con molto successo. La musica, specialmente la musica classica, è veramente una cosa che unisce, che rende migliori, che eleva l’animo. Nulla più della musica ha il poter di evocare un’atmosfera, di accendere un ricordo, di far rivivere un attimo con intensità. Un frammento di musica, può giungerci all’improvviso, mentre camminiamo per strada, durante il sonno, e subito un’ondata di ricordi si rovescia su di noi.

La musica infatti, ci accompagna in ogni momento e in ogni età, costituisce la colonna sonora del film che è la nostra vita. A me aiuta anche per pensare a Dio. Quando sento gli applausi cerco di indirizzarli al Cielo, perché è Lui l’artefice di tutto ciò che facciamo di buono nella nostra vita, nostre sono le miserie, e quindi anche le stecche! Quindi quando stecco, sorrido, anche se interiormente, e dico a Gesù: ‘Grazie, così mi fai stare con i piedi per terra!’

Qualche volta mi piace suonare per strada o nelle piazze e mi sento un donatore di musica. Ho l’impressione, ancora di più, che la mia professione sia un servizio, una missione, un’occasione per rendere le persone più serene, per far loro dimenticare, almeno per qualche istante, i problemi personali. In quelle occasioni mi sento come un bambino indifeso perché non si sa mai cosa può succederti; ma mi emoziona molto vedere la reazione della gente, che di solito è molto positiva. Qualcuno poi si avvicina, curioso di vedere lo strumento capace di toccare così in profondità le corde del cuore.

Con qualche amico musicista, a volte, andiamo nelle corsie degli ospedali, per alleviare con la musica le sofferenze della gente. Un giorno una turista francese, una signora anziana che si trovava in crociera nella mia città, è stata scippata e cadendo si è rotta una gamba. È stata ricoverata in un ospedale dove l’hanno soccorsa e si è dovuta fermare per circa due settimane. Leggendo la notizia sul giornale mi sono detto: “Che peccato che le persone debbano portare a casa ricordi tristi dalla mia terra!”. Non mi è stato difficile trovarla e sono andato a suonare per lei. Mi sono reso conto, una volta di più, che la musica può curare le ferite del cuore.

Vivo con mia sorella Loredana, che lavora come tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria. I ritmi di lavoro, per me le prove in teatro e gli spettacoli, per lei i turni in ospedale, non sempre ci consentono di tornare a casa per pranzare insieme. Quando ci riusciamo, dopo pranzo diciamo il Rosario insieme, lavando i piatti e rimettendo in ordine la cucina. Ogni tanto invitiamo amici o colleghi di lavoro a casa, la sera, per mangiare una pizza. Ci divertiamo sempre molto, e anche lì non manca mai un po’ di musica, specialmente se viene qualche collega musicista. Parliamo anche di argomenti di fede e dell’Opus Dei e qualche volta abbiamo anche visto dei filmati di incontri pubblici che san Josemaría ha tenuto negli ultimi anni della sua vita.