Vita di Maria (IV): Magistero, Padri della Chiesa e santi

Il Magistero, i Padri della Chiesa, i santi e anche i poeti, nel corso dei secoli, si sono soffermati sulla scena del matrimonio della Madonna con Giuseppe. Ecco una selezione di testi.

Magistero, Padri e santi
Opus Dei - Vita di Maria (IV): Magistero, Padri della Chiesa e santi

La voce del Magistero

«Presentando Maria come “vergine", il Vangelo di Luca aggiunge che era “promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe" ( Lc 1, 27). Queste informazioni appaiono, a prima vista, contraddittorie.

Occorre notare che il termine greco usato in questo passo non indica la situazione di una donna che ha contratto il matrimonio e vive pertanto nello stato matrimoniale, ma quella del fidanzamento. A differenza di quanto avviene nelle culture moderne, però, nel costume giudaico antico l'istituto del fidanzamento prevedeva un contratto e aveva normalmente valore definitivo: introduceva, infatti, i fidanzati nello stato matrimoniale, anche se il matrimonio si compiva in pienezza allorché il giovane conduceva la ragazza nella sua casa.

Al momento dell'Annunciazione, Maria si trova dunque nella situazione di promessa sposa. Ci si può domandare perché mai abbia accettato il fidanzamento, dal momento che aveva fatto il proposito di rimanere vergine per sempre. Luca è consapevole di tale difficoltà, ma si limita a registrare la situazione senza apportare spiegazioni. Il fatto che l'Evangelista, pur evidenziando il proposito di verginità di Maria, la presenti ugualmente come sposa di Giuseppe costituisce un segno della attendibilità storica di ambedue le notizie.

Si può supporre che tra Giuseppe e Maria, al momento del fidanzamento, vi fosse un'intesa sul progetto di vita verginale. Del resto, lo Spirito Santo, che aveva ispirato a Maria la scelta della verginità in vista del mistero dell'Incarnazione e voleva che questo avvenisse in un contesto familiare idoneo alla crescita del Bambino, poté ben suscitare anche in Giuseppe l'ideale della verginità.

L'angelo del Signore, apparendogli in sogno, gli dice: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" ( Mt 1, 20). Egli riceve così la conferma di essere chiamato a vivere in modo del tutto speciale la via del matrimonio. Attraverso la comunione verginale con la donna prescelta per dare alla luce Gesù, Dio lo chiama a cooperare alla realizzazione del suo disegno di salvezza.

Il tipo di matrimonio verso cui lo Spirito Santo orienta Maria e Giuseppe è comprensibile solo nel contesto del piano salvifico e nell'ambito di un'alta spiritualità. La realizzazione concreta del mistero dell'Incarnazione esigeva una nascita verginale che mettesse in risalto la filiazione divina e, al tempo stesso, una famiglia che potesse assicurare il normale sviluppo della personalità del Bambino.

Proprio in vista del loro contributo al mistero dell'Incarnazione del Verbo, Giuseppe e Maria hanno ricevuto la grazia di vivere insieme il carisma della verginità e il dono del matrimonio. La comunione d'amore verginale di Maria e Giuseppe, pur costituendo un caso specialissimo, legato alla realizzazione concreta del mistero dell'Incarnazione, è stata tuttavia un vero matrimonio.

La difficoltà di accostarsi al mistero sublime della loro comunione sponsale ha indotto alcuni, sin dal II secolo, ad attribuire a Giuseppe un'età avanzata e a considerarlo il custode, più che lo sposo di Maria. È il caso di supporre, invece, che egli non fosse allora un uomo anziano, ma che la sua perfezione interiore, frutto della grazia, lo portasse a vivere con affetto verginale la relazione sponsale con Maria.

La cooperazione di Giuseppe al mistero dell'Incarnazione comprende anche l'esercizio del ruolo paterno nei confronti di Gesù. Tale funzione gli è riconosciuta dall'angelo che, apparendogli in sogno, lo invita a dare il nome al Bambino: “Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" ( Mt 1, 21)».

Giovanni Paolo II (XX secolo), Catechesi mariana nell'udienza del 21-VIII-1996

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La voce dei Padri della Chiesa

«Quando la bambina crebbe, tanto da non dover essere più allattata, i suoi genitori si affrettarono a portarla al tempio per offrirla a Dio, adempiendo così la promessa che avevano fatto. I sacerdoti la educarono nel santuario, allo stesso modo in cui era stato educato Samuele (cfr. 1 Sam 1, 24 ss). Poi, quando raggiunse l'età dell'adolescenza, tennero consiglio per stabilire cosa fare di quel corpo santo senza offendere il Signore. Sembrò assurdo farla sottostare alle leggi della natura dandola come sposa a un uomo; pensavano che fosse un sacrilegio che un uomo diventasse il padrone di ciò che era stato consacrato al Signore. In effetti, era conforme alla legge che l'uomo diventasse il padrone della propria sposa.

D'altra parte, la legge non permetteva che una donna abitasse nel tempio insieme ai sacerdoti e si mostrasse all'interno del santuario, cosa contraria anche al decoro e alla dignità della legge. Dopo aver discusso di questi problemi, presero una decisione veramente ispirata: affidarla, sotto la figura di un matrimonio, a un uomo che offrisse tutte le garanzie di rispettare la sua verginità.

L'uomo adatto a quella situazione fu trovato in Giuseppe. Del resto, era della stessa tribù e della stessa famiglia della Madonna. Seguendo il consiglio dei sacerdoti, Giuseppe sposò la ragazza, ma ogni rapporto coniugale restò escluso da quelle nozze».

San Gregorio di Nissa (IV secolo), Omelia sulla Natività del Signore (PG 46, 1140 A-B).

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«Non c'è dubbio che i misteri divini sono occulti e, come ha detto il profeta, non è facile per l'uomo, chiunque esso sia, arrivare a conoscere i disegni di Dio (cfr. Is 40, 13). Per questo l'insieme delle azioni e degli insegnamenti di nostro Signore e Salvatore ci fanno capire che un disegno ben ponderato ha fatto scegliere, come Madre del Signore, Colei che si era sposata con un uomo.

Ma, perché non fu resa madre prima dello sposalizio? Probabilmente perché non si potesse dire che si trattava di un concepimento adulterino. Non per nulla la Scrittura ha dato queste due indicazioni: Ella era sposa e vergine. Vergine, affinché non apparisse macchiata dalla relazione con un uomo; sposata, per sottrarla alla reputazione infamante di una verginità perduta, dato che la gravidanza sarebbe potuta essere la manifestazione di una sua caduta. Il Signore ha preferito permettere che alcuni dubitassero dell'origine della gravidanza piuttosto che della purezza di sua Madre. Egli sapeva quanto sia delicato l'onore di una vergine, quanto sia fragile la fama del pudore; non giudicò conveniente provare la verità della sua origine a spese di sua Madre. Così fu preservata la verginità di Santa Maria, senza pregiudizio per la sua purezza e senza violare la sua reputazione».

Sant'Ambrogio (IV secolo), Trattato sul Vangelo di San Luca , libro II, n. 1.

* * * La voce dei Santi

«È regola generale di tutte le singole grazie comunicate a una creatura razionale che, quando la grazia divina sceglie qualcuno per un ufficio speciale o per uno stato molto elevato, conceda a quella persona tutti i carismi necessari per il ministero che deve adempiere, e di essi l'adorni a profusione.

Questo si è realizzato in modo eccelso nella persona di san Giuseppe, che ha fatto le veci di padre di nostro Signore Gesù Cristo e che è stato vero sposo della Regina dell'universo e Signora degli angeli. Giuseppe è stato scelto dall'eterno Padre come protettore e custode fedele dei suoi principali tesori, vale a dire, di suo Figlio e della sua Sposa, e ha adempiuto il suo ufficio con assoluta fedeltà. Per questo il Signore gli dice: Bene, servo buono e fedele [...]; prendi parte alla gioia del tuo Padrone (Mt 25, 21).

Se esaminiamo la relazione che ha Giuseppe con la Chiesa universale, non è questo l'uomo scelto con particolare cura attraverso il quale e sotto il quale Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e plausibile? Pertanto, se tutta la Chiesa è in debito con la Vergine Madre, perché per mezzo suo ha ricevuto Cristo, in modo simile deve a Giuseppe, dopo che a Maria, una gratitudine e una reverenza speciali.

Giuseppe rappresenta il fermaglio che chiude l'Antico Testamento, perché in lui la dignità patriarcale e profetica raggiunge il frutto promesso. Inoltre, egli è l'unico che ha posseduto fisicamente ciò che la benevolenza divina aveva promesso ai patriarchi e ai profeti.

Dobbiamo supporre, senza alcun dubbio, che la familiarità, il rispetto e l'altissima dignità che Cristo tributò a Giuseppe mentre viveva qui sulla terra, come un figlio al proprio padre, non gli saranno stati negati in cielo; al contrario, l'avrà colmato e consumato».

San Bernardino da Siena (XV secolo), Sermone 2 su San Giuseppe , 7. 16. 27-30.

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«Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso San Giuseppe, e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute dell'anima mia. Ho visto chiaramente che il suo aiuto mi fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l'intercessione di questo santo benedetto. Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell'altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso San Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol darci a intendere che, a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, altrettanto gli sia ora in cielo nel fare tutto ciò che gli chiede [...].

[...] Per la grande esperienza che ho dei favori di San Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuta persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi in virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. È già da vari anni che nel giorno della sua festa io gli chiedo qualche grazia, e sempre mi sono vista esaudita. Se la mia domanda non è tanto retta, egli la raddrizza per il mio maggior bene.

Se la mia parola potesse essere autorevole, ben volentieri mi dilungherei nel narrare dettagliatamente le grazie che questo Santo glorioso ha fatto a me e ad altri, ma per non varcare i limiti che mi furono imposti, in molte cose sarò più breve di quanto vorrei, e in altre più lunga del bisogno: insomma, come colei che ha poca discrezione in tutto ciò che è bene. Chiedo solo per amore di Dio che chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoti. Gli devono essere affezionate specialmente le persone di orazione, perché non so come si possa pensare alla Regina degli angeli e al molto da lei sofferto col Bambino Gesù, senza ringraziare San Giuseppe che fu loro di tanto aiuto. Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo Santo glorioso, e non sbaglierà».

Santa Teresa di Gesù (XVI secolo), Libro della mia vita , cap. 6, nn. 6-8.

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«Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno in più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.

Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità».

San Josemaría Escrivá (XX secolo), È Gesù che passa , n. 40.

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La voce dei Poeti Quel sommo matrimonio verginale

Nel Matrimonio Di Verginità.

Quell'Uomo che Sacrifica la potenza e il dominio,

perché più Ama senza possedere.

Lo Sposo Verginale nell'incenso

del quotidiano Offrirsi.

E l'incontrarsi delle Due Umiltà:

Luogo in cui Dio s'Incarna.

L'Amore di Giuseppe

Rigenerato tutto dallo Spirito Santo.

E nel proprio Olocausto

si dà Sponsale.

La Carità fiammeggia

nel Morire incessante

dentro la Notte che lo Dispone al Padre.

Di Giovanni Costantini, poesia inedita