Vita di Maria (VI): Magistero, Padri, santi

La visitazione di Maria alla cugina Elisabetta è stata meditata da numerosi santi e artisti. Ecco una selezione di testi.

Magistero, Padri e santi

LA VOCE DEL MAGISTERO

«Nell'episodio della Visitazione, san Luca mostra come la grazia dell'Incarnazione, dopo aver inondato Maria, rechi salvezza e gioia alla casa di Elisabetta. Il Salvatore degli uomini, racchiuso nel grembo di sua Madre, effonde lo Spirito Santo, manifestandosi fin dall'inizio della sua venuta nel mondo.

Descrivendo la partenza di Maria per la Giudea, l'evangelista usa il verbo anístemi , che significa alzarsi , mettersi in movimento . Considerando che tale verbo viene adoperato nei Vangeli per indicare la risurrezione di Gesù (cfr. Mc 8, 31; 9, 9. 31; Lc 24 7. 46) o azioni materiali che comportano uno slancio spirituale (cfr. Lc 5, 27-28; 15, 18. 20), possiamo supporre che Luca voglia sottolineare, con questa espressione, lo slancio vigoroso che conduce Maria, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a donare al mondo il Salvatore.

Il testo evangelico riferisce, altresì, che Maria compie il viaggio “in fretta" ( Lc 1, 39). Anche la notazione “verso la montagna" ( Lc 1, 39), nel contesto lucano, appare molto più che una semplice indicazione topografica, poiché fa pensare al messaggero della buona novella descritto nel Libro di Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio" ( Is 52, 7).

Come fa San Paolo, che riconosce il compimento di tale testo profetico nella predicazione del Vangelo (cfr. Rm 10, 15), anche San Luca sembra invitare a vedere in Maria la prima evangelista, che diffonde la buona novella, dando inizio ai viaggi missionari del divin Figlio.

Particolarmente significativa, infine, è la direzione del viaggio della Vergine Santissima: sarà dalla Galilea alla Giudea, come il cammino missionario di Gesù (cfr. Lc 9, 51). Infatti, con la visita ad Elisabetta, Maria realizza il preludio della Missione di Gesù e, collaborando sin dall'inizio della sua maternità all'opera redentrice del Figlio, diventa il modello di coloro che nella Chiesa si pongono in cammino per recare la luce e la gioia di Cristo agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo».

Giovanni Paolo II (XX secolo). Discorso all'Udienza generale , 2-X-1996.

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«Il Magnificat è un canto che rivela in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano “poveri" non solo nel distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell'umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell'orgoglio, aperto all'irruzione della grazia divina salvatrice [...].

Il primo movimento del cantico mariano (cfr. Lc 1, 46-50) è una sorta di voce solista che si leva verso il cielo per raggiungere il Signore. Sentiamo proprio la voce della Madonna che parla così del suo Salvatore, che ha fatto grandi cose nella sua anima e nel suo corpo. Si noti, infatti, il risuonare costante della prima persona: “L'anima mia... il mio spirito... mio salvatore... mi chiameranno beata... grandi cose ha fatto in me...". L'anima della preghiera è, quindi, la celebrazione della grazia divina che ha fatto irruzione nel cuore e nell'esistenza di Maria, rendendola la Madre del Signore.

L'intima struttura del suo canto orante è, allora, la lode, il ringraziamento, la gioia riconoscente. Ma questa testimonianza personale non è solitaria e intimistica, puramente individualistica, perché la Vergine Madre è consapevole di avere una missione da compiere per l'umanità e la sua vicenda si inserisce all'interno della storia della salvezza. E così può dire: “Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono" ( Lc 1, 50). La Madonna con questa lode del Signore dà voce a tutte le creature redente che nel suo “fiat", e così nella figura di Gesù nato dalla Vergine, trovano la misericordia di Dio.

È a questo punto che si svolge il secondo movimento poetico e spirituale del Magnificat (cfr. Lc 1, 51-55). Esso ha una tonalità più corale, quasi che alla voce di Maria si associ quella dell'intera comunità dei fedeli che celebrano le scelte sorprendenti di Dio. Nell'originale greco del Vangelo di Luca abbiamo sette verbi all'aoristo, che indicano altrettante azioni che il Signore compie in modo permanente nella storia: “Ha spiegato la potenza... ha disperso i superbi... ha rovesciato i potenti... ha innalzato gli umili... ha ricolmato di beni gli affamati... ha rimandato i ricchi... ha soccorso Israele".

Il questo settenario di opere divine è evidente lo “stile" a cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare “i superbi, i potenti e i ricchi". Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono i veri prediletti di Dio: “Coloro che lo temono", fedeli alla sua parola; “gli umili, gli affamati, Israele suo servo", ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è costituita da coloro che sono “poveri", puri e semplici di cuore. È quel “piccolo gregge" che è invitato a non temere perché al Padre è piaciuto dare ad esso il suo regno (cfr. Lc 12, 32). E così questo canto ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere realmente membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità del cuore, nell'amore di Dio.

Raccogliamo, allora, l'invito che nel suo commento al testo del Magnificat ci rivolge sant'Ambrogio. Dice il grande Dottore della Chiesa: “Sia in ciascuno l'anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio... L'anima di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio, perché, consacrata con l'anima e con lo spirito al Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio, dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù del quale esistono tutte le cose" ( Expositio Evangelii secundum Lucam, 2, 26-27) .

In questo meraviglioso commento del Magnificat di Sant'Ambrogio mi tocca sempre particolarmente la parola sorprendente: “Se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio". Così il santo Dottore, interpretando le parole della Madonna stessa, ci invita a far sì che nella nostra anima e nella nostra vita il Signore trovi una dimora. Non dobbiamo solo portarlo nel cuore, ma dobbiamo portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e l'anima di Maria e a portare di nuovo Cristo al nostro mondo».

Benedetto XVI (XXI secolo). Discorso all'Udienza generale , 15-II-2006.

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LA VOCE DEI PADRI

«Si deve considerare che il superiore andò dall'inferiore per aiutarlo: Maria da Elisabetta, Cristo da Giovanni. E al momento dell'arrivo di Maria si mettono in evidenza i benefici della presenza divina. Osserva in quali modi assai diversi in ognuno di essi: Elisabetta sente per prima cosa la voce, ma Giovanni la prima cosa che sente è la grazia. Quella percepì secondo l'ordine naturale, questi si rallegrò del mistero soprannaturale. Quella notò l'arrivo di Maria, questi l'arrivo del Signore. E quando il figlio fu colmo di Spirito Santo, allora anche la madre ne fu colma [...].

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? ( Lc 1, 43). Elisabetta non parla come una ignorante, ma riconosce l'effetto della grazia divina, non del merito umano. In altre parole: perché mi arriva questa felicità, che la Madre del mio Signore viene a trovarmi? Riconosco di non aver nulla che lo giustifichi. Per quale giustizia, per quali azioni, per quali meriti? Io presagisco il miracolo, riconosco il mistero: la Madre del Signore è incinta del Verbo, è piena di Dio [...].

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua ( Lc 1, 56). Si capisce bene come Santa Maria, da un lato, prestasse i suoi servigi e, dall'altro, lo abbia fatto per un numero simbolico di mesi. Dunque non restò tanto tempo solo perché era una parente, ma anche a beneficio del profeta. Infatti, se solo il suo arrivo produsse un effetto tanto grande che, al saluto di Maria, il bambino sussultò di gioia nel seno materno e sua madre [Elisabetta] si riempì di Spirito Santo, che valore potremo dare agli effetti della presenza di Maria per tanto tempo?».

Sant'Ambrogio di Milano (IV secolo). Expositio Evangelii secundum Lucam 2, 22-23. 25. 29.

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«Il saluto di Maria fu efficace in quanto riempì Elisabetta di Spirito Santo. Con la sua parola, mediante la profezia, fece sgorgare dalla cugina, come da una sorgente, un fiume di doni divini. Infatti, dove arriva la piena di grazia, là tutto si colma di gioia.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? " ( Lc 1, 41-43). Benedetta fra le donne! Tu, infatti, per lei sei diventata principio di rigenerazione. Tu ci hai dato il permesso di entrare nel Paradiso e hai messo in fuga l'antico dolore. Grazie a te, il genere umano non è più oltraggiato. Gli eredi di Eva non hanno più paura dell'antica maledizione, perché Cristo, Redentore degli uomini, Salvatore della natura, spirituale Adamo, viene dal tuo grembo a guarire le ferite dell'uomo terreno».

Pseudo Gregorio Taumaturgo (V secolo). Omelia II sull'Assunzione .

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«In che maniera l'anima può aumentare il Signore? Infatti, se Dio non può crescere né diminuire, dato che è colui che è, come mai ora Maria dice: l'anima mia magnifica il Signore? (Lc 1, 46).

Come i pittori di ritratti, una volta che hanno scelto come modello, per esempio, il volto del re, mettono tutta la loro abilità di artisti nel riprodurre quell'unico modello, così ognuno di noi, trasformando la propria anima a immagine di Cristo, compone un ritratto di Lui che sarà più o meno perfetto: certe volte, sciatto e imbrattato; altre volte, chiaro e luminoso, assai simile all'originale.

Così dunque, quando io abbia fatto grande l'immagine dell'immagine, che è la mia anima; quando io l'abbia resa grande con le opere, con il pensiero e con le parole, allora l'immagine di Dio diventa sempre più chiara, e il Signore stesso, del quale l'anima è immagine, risulta ingrandito nella nostra stessa anima. E come il Signore cresce nella nostra immagine, così, se siamo peccatori, Egli diminuisce e decresce».

Origene (III secolo). Commentarii in Evangelii secundum Lucam 8, 2.

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LA VOCE DEI SANTI

«Accade a volte che il peccatore cerchi in una cosa quello che non potrà trovare, e invece lo trova il giusto: la proprietà del peccatore è riservata al giusto ( Pro 13, 22). Così Eva fu attratta dal frutto, ma non trovò in esso tutto ciò che desiderava; la Santissima Vergine, invece, trovò nel suo frutto tutto ciò che Eva aveva desiderato.

Costei nel suo frutto cercava tre cose:

Primo , quello che in modo ingannevole le aveva promesso il diavolo, essere come Dio, conoscitori del bene e del male. E mentì, perché è menzognero e padre della menzogna. Eva, avendo mangiato il frutto, non riuscì ad essere simile a Dio, ma l'opposto; con il peccato si allontanò da Dio suo Salvatore e fu espulsa dal Paradiso. Maria, invece, lo trovò nel frutto del suo grembo, e con Lei tutti noi cristiani, perché attraverso Cristo ci uniamo e diventiamo simili a Dio.

Secondo , Eva nel suo frutto cercò il piacere, perché le era sembrato buono da mangiare; però non l'ottenne, e inaspettatamente si rese conto di essere nuda e sentì il dolore. Nel frutto della Vergine, al contrario, troviamo dolcezza e buon sapore.

Terzo , il frutto di Eva era bello a vedersi; però più bello è quello di Maria, che gli angeli vogliono contemplare. Di conseguenza, Eva non poté trovare nel suo frutto ciò che del resto nessun peccatore trova nel proprio peccato. Cerchiamo, invece, ciò che desideriamo nel frutto della Vergine».

San Tommaso d'Aquino (XIII secolo). Expositio in Ave Maria .