Vita di María (VIII): La Presentazione di Gesù al Tempio

Maria e Giuseppe presentarono il bambino al Tempio, introducendolo così nel Popolo di Israele. Questa è la scena che si contempla nell'ottavo testo di questa Vita della Vergine.

La Madonna

A Betlemme la folla di pellegrini si era diradata. Dopo la nascita di Gesù, Giuseppe trovò un posto più decente per alloggiare la Sacra Famiglia. Lì, otto giorni dopo, compì il rito della circoncisione, con il quale i maschi cominciavano a far parte del popolo di Israele, e il bambino ricevette ufficialmente il nome di Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre ( Lc 2, 21). Quaranta giorni dopo Maria e Giuseppe presero il bambino e lo condussero a Gerusalemme, quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè [...], per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore [...] e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore ( Lc 2, 22-24).

Né Gesù né Maria erano obbligati a seguire queste prescrizioni. Nessuna impurità legale aveva contratto Maria, perché aveva concepito e dato alla luce in modo verginale; neppure la legge di riscatto del primogenito riguardava Gesù, autentico Agnello di Dio che veniva a togliere i peccati del mondo. Eppure per tre volte, in pochi versetti, si sottolinea che tutto era stato fatto in stretta osservanza della Legge di Dio.

La Chiesa scorge in questo episodio una ragione più profonda. In primo luogo, l’adempimento della profezia di Malachia: Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’Angelo dell’Alleanza, che voi sospirate ( Ml 3, 1). Inoltre, Maria capì che Gesù doveva essere condotto al Tempio, non certo per riscattarlo come gli altri primogeniti, ma per essere offerto a Dio in autentico sacrificio. Così si esprime la Lettera agli Ebrei: Entrando nel mondo Cristo dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” ( Eb 10, 5-7). La Presentazione di Gesù al Tempio si potrebbe paragonare, in qualche modo, all’Offertorio del Sacrificio del Calvario, che la Messa avrebbe fatto presente in tutti i momenti e in tutti i luoghi. Nella preparazione di questo sacrificio e, dopo, durante la sua realizzazione in vetta al Golgota, un posto speciale era riservato alla Madre di Gesù. Sin dai primi momenti della sua vita terrena, Gesù associa Maria al sacrificio di redenzione che era venuto a compiere.

La Presentazione di Gesù al Tempio si potrebbe paragonare, in qualche modo, all’Offertorio del Sacrificio del Calvario, che la Messa avrebbe fatto presente in tutti i momenti e in tutti i luoghi.

Questa partecipazione al mistero della Redenzione fu rivelata alla Vergine poco alla volta. L’angelo dell’Annunciazione non le aveva detto nulla a questo proposito, ma ora le sarà comunicato dalle parole di Simeone, un anziano giusto, timoroso di Dio, al quale lo Spirito Santo [...] aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore ( Lc 2, 26).

L’incontro tra la Madonna e l’anziano dovette accadere davanti la porta di Nicanore, attraverso la quale si accedeva nell’atrio degli israeliti. In quel luogo si metteva uno dei sacerdoti incaricati di assistere le donne che offrivano il sacrificio per sé o per i loro figli. Maria, accompagnata da Giuseppe, si mise nella fila. Mentre aspettava il suo turno, avvenne un episodio che riempì di stupore gli astanti. Un venerabile anziano si avvicinò alla fila; il suo viso splendeva di gioia. Mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” ( Lc 2, 27-32).

Il Messia avrebbe compiuto la sua missione mediante la sofferenza; e la Madre si trovava misteriosamente associata al dolore del Figlio.

Nell’udire queste parole, un sentimento di stupore s’impadronì di Maria e di Giuseppe: l’anziano Simeone confermava quello che l’angelo aveva comunicato loro da parte di Dio; ma, subito dopo, quell’annuncio spense ogni gioia: il Messia avrebbe compiuto la sua missione mediante la sofferenza; e la Madre si trovava misteriosamente associata al dolore del Figlio. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” ( Lc 2, 34-35). Anche Anna, un’anziana di oltre ottant’anni, si associò all’annunzio di Simeone, perché sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme ( Lc 2, 38).

Dal Vangelo di San Luca si deduce che la Madonna presentò Gesù soltanto dopo avere ascoltato la profezia. Offrì per il suo riscatto un paio di tortore o due colombe , l’offerta dei poveri, invece dell’agnello prescritto dalla Legge di Mosè. Tuttavia, alla luce delle parole di Simeone, comprese – al di là di ogni apparenza – che Gesù era il vero Agnello venuto a redimere gli uomini dai loro peccati. E che Lei, come Madre, in un modo che non riusciva a comprendere, sarebbe rimasta strettamente unita alla sorte del Figlio.

J. A. Loarte