Vita di Maria (XIII): Magistero, Padri, santi

La vita nascosta di Cristo, Giuseppe e Maria -vita di lavoro e di normalità a Nazaret- così come l'hanno contemplata il Magistero, i Padri della Chiesa e altri autori spirituali.

Magistero, Padri e santi

La voce del Magistero

«In Maria la coscienza di assolvere ad un compito affidatole da Dio attribuiva un significato più alto alla sua vita quotidiana. I semplici ed umili lavori di ogni giorno assumevano, ai suoi occhi, un singolare valore, in quanto venivano vissuti da Lei come servizio alla missione di Cristo. L'esempio di Maria illumina ed incoraggia l'esperienza di tante donne che svolgono il loro quotidiano lavoro esclusivamente tra le pareti domestiche. Si tratta di un impegno umile, nascosto, ripetitivo e, spesso, non sufficientemente apprezzato. Tuttavia i lunghi anni, trascorsi da Maria nella casa di Nazaret, ne rivelano le enormi potenzialità di amore autentico e quindi di salvezza. Infatti, la semplicità della vita di tante casalinghe, sentita come missione di servizio e di amore, racchiude un valore straordinario agli occhi del Signore.

E si può ben dire che la vita di Nazaret per Maria non era dominata dalla monotonia. A contatto con Gesù che cresceva, Ella si sforzava di penetrare il mistero di suo Figlio, contemplando e adorando. Dice san Luca: “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" ( Lc 2, 19; cfr. 2, 51). “Tutte queste cose": sono gli eventi di cui Ella è stata, insieme, protagonista e spettatrice, a cominciare dall'Annunciazione; ma, soprattutto, è la vita del Bambino. Ogni giorno d'intimità con Lui costituisce un invito a conoscerlo meglio, a scoprire più profondamente il significato della sua presenza e il mistero della sua persona.

Qualcuno potrebbe pensare che per Maria era facile credere, vivendo Ella quotidianamente a contatto con Gesù. In proposito, però, occorre ricordare che gli aspetti singolari della Personalità del Figlio rimanevano abitualmente celati; anche se il suo modo di agire era esemplare, Egli viveva una vita simile a quella di tanti suoi coetanei [...]. Nella dignitosa e laboriosa atmosfera di Nazaret, Maria si sforzava di comprendere la trama provvidenziale della missione del Figlio. Oggetto di particolare riflessione, a questo riguardo, fu sicuramente per la Madre la frase che Gesù pronunciò nel Tempio di Gerusalemme all'età di dodici anni: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" ( Lc 2, 49). Meditandoci sopra, Maria poteva capire meglio il senso della figliolanza divina di Gesù e quello della sua maternità, impegnandosi a scorgere, nel comportamento del Figlio, i tratti rivelatori della sua somiglianza con Colui che Egli chiamava “mio Padre".

La comunione di vita con Gesù, nella casa di Nazaret, portò Maria non solo ad avanzare “nella peregrinazione della fede" ( Lumen gentium , 58), ma anche nella speranza. Tale virtù, alimentata e sostenuta dal ricordo dell'Annunciazione e delle parole di Simeone, abbraccia tutto l'arco della sua esistenza terrena, ma si esercita particolarmente nei trent'anni di silenzio e nascondimento trascorsi a Nazaret. Tra le pareti domestiche la Vergine vive la speranza in forma eccelsa; sa di non rimanere delusa, anche se non conosce i tempi e i modi con cui Dio realizzerà la sua promessa. Nell'oscurità della fede e in assenza di segni straordinari, che annuncino l'inizio del compito messianico del Figlio, Ella spera, oltre ogni evidenza, attendendo da Dio il compimento della promessa.

Ambiente di crescita della fede e della speranza, la casa di Nazareth diventa un luogo di alta testimonianza della carità. L'amore che Cristo desiderava effondere nel mondo s'accende ed arde prima di tutto nel cuore della Madre: è proprio nel focolare domestico che si prepara l'annuncio del Vangelo della carità divina.

Guardando a Nazaret, contemplando il mistero della vita nascosta di Gesù e della Vergine, siamo invitati a ripensare al mistero della nostra stessa esistenza che – ricorda san Paolo – “è nascosta con Cristo in Dio" (Col 3, 3). Si tratta, spesso, di un'esistenza umile ed oscura agli occhi del mondo; esistenza però che, alla scuola di Maria, può svelare inattese potenzialità di salvezza, irradiando l'amore e la pace di Cristo».

Giovanni Paolo II (XX secolo)

Discorso nell'udienza generale, 29-I-1997.

«Nazaret ci ricorda il dovere di riconoscere e rispettare la dignità e la missione conferite da Dio alle donne, oltre i loro carismi e i loro talenti particolari. Sia come madri di famiglia, come presenza vitale nelle forze lavorative e nelle istituzioni della società, o nella vocazione speciale di seguire il Signore mediante i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, le donne disimpegnano un ruolo indispensabile nella creazione della “ecologia umana" (cfr. “ Centesimus annus ", 39) della quale il nostro mondo e anche questa terra hanno urgente necessità: un ambiente nel quale i bambini apprendano ad amare e a voler bene agli altri, a essere onesti e rispettosi con tutti, a praticare le virtù della misericordia e il perdono.

Pensiamo anche a san Giuseppe, l'uomo giusto che Dio volle mettere a capo della sua casa. Dall'esempio forte e paterno di Giuseppe, Gesù imparò le virtù della pietà virile, la fedeltà alla parola data, l'integrità e il lavoro duro. Nel falegname di Nazaret vide come l'autorità messa al servizio dell'amore è infinitamente più feconda del potere che cerca di dominare. Che necessità ha il nostro mondo dell'esempio, della guida e della forza serena di uomini come san Giuseppe!

Infine, nel contemplare la Sacra Famiglia di Nazaret, volgiamo ora lo sguardo al Bambino Gesù, che nel focolare di Maria e di Giuseppe crebbe in sapienza e conoscenza, fino al giorno in cui cominciò il ministero pubblico. A questo punto voglio condividere un pensiero particolare con i giovani presenti. Il Concilio Vaticano II insegna che i bambini svolgono un ruolo particolare nel far crescere i loro genitori nella santità (cfr. Gaudium et spes , 48). Vi chiedo di riflettere su questo e lasciate che l'esempio di Gesù vi guidi non solo a rispettare i vostri genitori, ma anche ad aiutarli a scoprire più profondamente l'amore, che dà alla nostra vita il suo significato più profondo. Nella Sacra Famiglia di Nazaret Gesù insegnò a Maria e a Giuseppe qualcosa della grandezza dell'amore di Dio, suo Padre celeste, sorgente ultima di ogni amore, quel Padre dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome (cfr. Ef 3, 14-15)».

Benedetto XVI

Allocuzione a Nazaret, 14-V-2009

La voce dei Padri e degli scrittori antichi

«Impariamo, figli, a stare sottomessi ai nostri genitori. Qui il più grande si assoggetta al più piccolo. Infatti, vedendo che Giuseppe è più anziano di Lui, Gesù lo onora con il rispetto che si deve a un padre, dando a tutti i figli un esempio di sottomissione ai genitori o, se sono orfani, a quelli che esercitano l'autorità paterna.

Ma perché parlo dei genitori e dei figli? Se Gesù, il Figlio di Dio, si sottomette a Giuseppe e a Maria, non dovrò io assoggettarmi al vescovo che Dio mi ha dato per padre? Non dovrò stare sottomesso al sacerdote che il Signore mi ha assegnato?

Penso che Giuseppe capisse perfettamente che Gesù era a lui superiore, anche se gli stava sottomesso; e, sapendo questo, gli dava ordini con timore e moderazione. Ognuno rifletta su questo fatto. Accade spesso che un uomo di poco valore è collocato al di sopra di altri che sono migliori di lui, e certe volte succede che l'inferiore vale più del superiore che governa. Se chi è investito di una dignità elevata capisce queste cose, non si gonfierà di orgoglio a causa del proprio rango più elevato, ma sarà consapevole che l'inferiore potrebbe essere migliore di lui, nello stesso modo che Gesù stava sottomesso a Giuseppe».

Origene (III secolo)

Omelie su san Luca, 20, 5.

«Nessuno si meravigli che il Creatore delle cose, il Signore del cielo, il Dio di ogni cosa, abbia scelto una patria e un luogo, se Egli stesso si lasciò chiudere nel seno materno, mettere in una culla, allattare, portare in braccio e, per togliere le angosce degli uomini, ne divenne partecipe [...].

Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua Madre non si chiama Maria? Così dicevano, ma senza specificare di quale carpentiere fosse figlio. Lo chiamavano genericamente figlio del carpentiere per nascondere l'identità del suo vero padre e l'indicazione della sua divinità. Cristo era, sì, figlio di un carpentiere, ma di quel Carpentiere che edificò il mondo senza usare il martello, ma con la sua parola, che con un solo gesto mise ordine in tutte le cose; quel Carpentiere che accese il sole, non con un fuoco terreno, ma col calore celeste; che formò la luna, le tenebre e la notte, che trasse dal nulla le stelle e tutta la creazione; quel Carpentiere che a te, uomo, ha dato l'intelligenza per farti conoscere l'Autore delle sue opere».

San Pietro Crisologo (V secolo)

Sermone 48

La voce dei santi e degli autori spirituali

«Giuseppe amò Gesù come un padre ama suo figlio e gli si dedicò dandogli il meglio che poteva. Giuseppe, prendendo cura di quel Bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano: gli trasmise il suo mestiere. Gli abitanti di Nazaret parleranno pertanto di Gesù chiamandolo a volte l' artigiano , altre volte il figlio dell'artigiano ( Mc 6,3; Mt 13, 55). Gesù lavorò nella bottega di Giuseppe e accanto a Giuseppe. Quali saranno state le doti di Giuseppe, come avrà operato in lui la grazia, da renderlo capace di portare a termine la maturazione umana del Figlio di Dio?

Perché Gesù dovette rassomigliargli in molti aspetti: nel modo di lavorare, nei lineamenti del suo carattere, nell'accento. Il realismo di Gesù, il suo spirito di osservazione, il modo di sedere a mensa e spezzare il pane, il gusto per il discorso concreto, prendendo spunto dalle cose della vita ordinaria: tutto ciò è il riflesso dell'infanzia e della giovinezza di Gesù, e quindi pure il riflesso della dimestichezza con Giuseppe.

Non è possibile negare la grandezza del mistero: questo Gesù, che è uomo, che parla con l'inflessione di una determinata regione di Israele, che assomiglia a un artigiano di nome Giuseppe, costui è il Figlio di Dio. E chi può insegnare qualcosa a chi è Dio? Ma Gesù è realmente uomo e vive normalmente: prima come bambino, poi come ragazzo che comincia a dare una mano nella bottega di Giuseppe, finalmente come uomo maturo, nella pienezza dell'età. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini ( Lc 2, 52).

San Josemaría (XX secolo)

È Gesù che passa , n. 55

«Poi il Bambino va con i suoi genitori, e il Signore di tutto il creato obbedisce con piena umiltà e sottomissione a due creature. Umìliati, dunque, polvere e cenere, e impara da questo esempio a obbedire, non solo ai più grandi e agli uguali, ma anche ai più piccoli, per amore di questo Signore.

Ma che cosa vuol dire che, da una parte, obbedisce loro con tanta umiltà e, dall'altra, risponde loro con tanta libertà? Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? ( Lc 2, 49).

Perché da questo tu capisca che la filosofia cristiana sa unire insieme alcune virtù che sembrano fra loro contrarie, come l'umiltà e la magnanimità, la gravità e la docilità, la soggezione e la libertà, il fervore e la discrezione, la giustizia e la misericordia, e altre simili. Per questo, quando la ragione o l'onore di Dio lo richiede, il vero cristiano deve sorvolare su tutte le cose umane e mettere sotto i piedi tutte le creature».

Fray Luis de Granada (XVI secolo)

Vita di Gesù Cristo, cap. IX

«Non dimentichiamo che i giorni trascorsi dalla Madonna sulla terra furono quasi per intero molto simili a quelli di tanti milioni di donne occupate nella cura della famiglia, nell'educazione dei figli, nelle faccende domestiche. Maria santificava le cose più piccole, quelle che molti considerano erroneamente insignificanti, senza valore: il lavoro di ogni giorno, le attenzioni prodigate alle persone care, le conversazioni e le visite ai parenti e agli amici... Benedetta normalità, così piena di amore di Dio!

Perché è l'amore la chiave per intendere la vita di Maria. Un amore vissuto sino in fondo, sino alla dimenticanza completa di sé, nell'appagamento di essere là, dove Dio vuole, a compiere con diligenza appassionata la sua volontà. È per questo che ogni gesto di Maria, anche il più piccolo, non è mai banale, ma pieno di significato. Maria, nostra Madre, è per noi esempio e cammino. Dobbiamo cercare di imitarla nelle circostanze concrete in cui Dio ci chiede di vivere.

Comportandoci così, offriremo a quanti ci sono vicini la testimonianza di una vita semplice e normale, che pur con i limiti e i difetti propri della nostra condizione umana, è tuttavia coerente. E vedendoci uguali a loro in tutto e per tutto, gli altri si sentiranno spinti a chiederci: come si spiega la vostra gioia? Dove trovare la forza per vincere l'egoismo e la comodità? Chi vi insegna a vivere la comprensione, la convivenza leale, la dedizione al servizio degli altri?».

San Josemaría (XX secolo)

È Gesù che passa, n. 148

«La Vergine Maria serbava nel suo cuore, con somma diligenza, tutto ciò che aveva sentito dire del Signore e tutto quanto Egli stesso diceva e faceva. Affidava tutto alla memoria, affinché, quando sarebbe arrivato il tempo di predicare e di scrivere intorno alla sua incarnazione, potesse raccontare con esattezza tutte le cose, così come erano accadute.

Imitiamo, fratelli, la santa Madre del Signore. Anche noi conserviamo gelosamente nel cuore le parole e le opere del nostro Salvatore, meditandole di giorno e di notte, respingendo i molesti assalti dei desideri vani e perversi. Infatti, se veramente vogliamo abitare nella casa del Signore e lodarlo per tutta l'eternità, nella beatitudine celeste, è assolutamente necessario che già in questa vita dimostriamo con chiarezza che cosa desideriamo per la vita futura: non solo andando in chiesa a cantare le lodi del Signore, ma anche dando testimonianza con le parole e con le opere, in qualunque luogo del suo regno, di tutto ciò che ridonda a gloria e lode del nostro Creatore».

San Beda il Venerabile (VII-VIII secolo)

Omelie, 1, 19.