Vivere il sogno d’amore insieme e per sempre

Vivere il sogno d’amore insieme e per sempre è ancora possibile. Ne sono convinti Lucia e Nicola, giovane coppia che si è sposata nel 2014 e che vive a Roma: in questa intervista ci spiegano perché.

Testimonianze
Opus Dei - Vivere il sogno d’amore insieme e per sempre

Lucia è laureanda in Ingegneria e viene da Reggio Calabria. Si è trasferita a Roma il primo anno di università abitando nella residenza universitaria Celimontano che è stata per lei una vera e propria famiglia, tanto che il giorno del matrimonio è uscita vestita da sposa proprio da lì. Nicola è barese e si è trasferito a Roma nel 2007 dopo la laurea in ingegneria. Adesso lavora per una grande azienda elettrica.

Si sono fidanzati nel 2008 e si sono sposati lo scorso 4 ottobre, giorno di San Francesco, nella basilica dei santi Silvestro e Martino ai Monti a Roma.

- Nella società occidentale ci si sposa sempre più tardi o spesso ci si rifiuta di sposarsi: come si può aiutare le giovani coppie a realizzare il sogno di formare una famiglia?

Sembra che tutto concorra contro due giovani che vogliono formare una famiglia: la crisi economica, la precarietà del lavoro, una legislazione che non tutela famiglia e maternità. Questo era già vero ai primi del ‘900, quando il poeta francese Charles Peguy scriveva che tutto è “contro l'uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l'uomo che osa fondare una famiglia”. Al di là di questi fattori esterni, però, ciò che manca oggi alle giovani coppie è l’aspetto motivazionale nei confronti del matrimonio. Il problema maggiore è l’aver perso il senso del matrimonio come sacramento e la fiducia nel matrimonio come istituzione.

Tutte le epoche hanno presentato i loro pro e i loro contro, è importante non perdere la speranza. Oggi viviamo una crisi di speranza, un soffocamento della speranza che genera anche una crisi della fede. Ma noi giovani di oggi non siamo meno idealisti ed avventurosi dei nostri nonni, i ragazzi che riempiono le udienze di Papa Francesco sono attratti ed affascinati dal suo continuo richiamo ai grandi ideali di giustizia e di pace. Le grandi sfide in cui ci si mette in gioco, gli ambiti in cui si mietono successi o insuccessi e si realizza se stessi, non sono solo quelli dello studio e del lavoro. Si deve recuperare il senso della famiglia come grande sfida e grande avventura. Chesterton scriveva che “la famiglia è il test della libertà, perché è l'unica cosa che l'uomo libero fa da sé e per sé”. Noi giovani siamo attratti dalla libertà; suscitare, come massimo ideale di libertà, la costruzione di una famiglia è la sfida dei nostri tempi. Certo è che una grande sfida richiede sacrifici e rinunce, bisogna saper dare le giuste priorità.

Come aiutare le coppie? Anzitutto dando testimonianze positive, facendo vedere che è ancora possibile vivere il sogno d’amore insieme e per sempre. È necessario che le coppie facciano un percorso che le aiuti a riscoprire quei valori che una volta si davano per scontati e oggi non lo sono, crescendo nel corretto esercizio della libertà.

Nel nostro caso le occasioni di formazione cristiana offerte dall’Opus Dei ci hanno mostrato che non ci si sposa da soli, abbiamo conosciuto tanti compagni di cammino e a tanti nostri amici abbiamo proposto di camminare con noi, perché una coppia chiusa in se stessa muore.

- Molti optano per la convivenza, come far scoprire loro la bellezza del matrimonio inteso non come vincolo ma come realtà in cui essere pienamente se stessi?

Molti nostri amici hanno deciso di convivere, spesso è una scelta fatta con l’idea di avvicinarsi gradualmente al matrimonio, per verificare la propria compatibilità.

Anche io [qui parla Lucia] nella concitazione dei giorni prima delle nozze, sentendo un po’ di agitazione per questo cambiamento radicale della mia vita che si stava per compiere, ho pensato che le persone che convivono potessero, forse, essere avvantaggiate nell’affrontarlo gradualmente. Questa si è rivelata un’idea infondata perché, pur essendomi ritrovata, letteralmente dalla mattina alla sera, a vivere in una casa diversa da quella in cui avevo vissuto e con una persona con la quale non avevo mai condiviso questa intimità, in realtà è stato un passaggio molto naturale. Negli anni di fidanzamento Nicola e io abbiamo imparato a conoscerci così bene che nessuna novità avrebbe potuto alterare l’armonia della nostra relazione (ovviamente non parliamo di una relazione tutta zucchero).

Siamo convinti che gli anni del fidanzamento servano, oltre che a conoscere l’altro, a conoscere sé stessi ma questa conoscenza di sé ha la possibilità di diventare completa nel matrimonio. Solo il matrimonio ha una dimensione vocazionale, cioè è unico e per sempre, e, come ogni vocazione, svela te a te stesso. Come dice Melvin, lo scorbutico scrittore interpretato da Jack Nicholson in "Qualcosa è cambiato", a Carol: “Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore”.

Bisogna amare senza riserve; non si può avere un piano B, perché considerare il fallimento come una possibilità danneggia la relazione in partenza. L’amore verso il proprio partner non deve avere condizioni e non deve essere egoista; il sacerdote con cui abbiamo fatto gli incontri di preparazione al matrimonio diceva: “Non ti sposi per essere felice ma per far felice l’altro. Nel ricercare la felicità dell’altro si trova anche la propria”.

- Papa Francesco ci ricorda che la vicinanza alla parola di Dio in famiglia gioca un ruolo molto importante. È una utopia quella di avere momenti familiari di preghiera?

È indiscutibile che lo stile di vita contemporaneo, i ritmi di lavoro e vari altri impegni limitino notevolmente il tempo che la famiglia trascorre insieme quotidianamente. Spesso capita di salutarsi la mattina e rivedersi all’ora di cena; nonostante ciò noi cerchiamo sempre di rispettare il nostro impegno di recitare insieme almeno il Rosario. È sicuramente importante che ognuno abbia modo di pregare e coltivare l’amicizia con Gesù singolarmente, ma condividere una parte di questo tempo è un po’ come quando un tuo amico ti presenta, a sua volta, un altro amico: alla fine abbiamo tutti un amico in più.

Non è affatto un’utopia quella di poter avere momenti familiari di preghiera perché tutto è preghiera nella vita di famiglia, tutto appartiene a questa vocazione: le piccole cose di ogni giorno, il modo di collaborare a casa, il modo di sostenere tua moglie o tuo marito, una piccola attenzione… tutto ciò che è fatto con amore. Anche passeggiare per le strade di Roma è per noi un momento di preghiera perché si incontrano così tante chiese e icone che sono proprio testimonianza di amore.

Come diceva San Giovanni Paolo II, “la famiglia che prega unita, resta unita”, questo è ciò che tutti i coniugi chiedono il giorno del matrimonio: unità e fedeltà per sempre. Pregando insieme sentiamo di crescere nell’amore reciproco fra di noi proprio perché ci alimentiamo dall’Amore. Condividere le intenzioni ci fa crescere nell’intimità, sentiamo di poterci appoggiare e sostenere l’un l’altro.

Inoltre, vivere i tempi e le festività dell’anno liturgico, anche con lo spirito di chi sta davvero vivendo un momento importante per sé stesso, rende Gesù e la Madonna parte della famiglia. Sapere che non siamo i soli a farlo, ti fa accorgere di far parte della famiglia più grande che è la Chiesa.