Un cuore riscaldato dalla Parola: respirare con la Sacra Scrittura (II)

La preghiera di Gesù era profondamente radicata nella Parola di Dio. Così dev’essere il nostro dialogo con Dio nel bel mezzo della strada.

Testi di vita cristiana
Opus Dei - Un cuore riscaldato dalla Parola: respirare con la Sacra Scrittura (II)

I Vangeli lasciano intravedere la frequenza con cui il Signore si riferiva alla Sacra Scrittura nella sua predicazione. Un giorno parla chiaramente della sua divinità, del suo essere uno con il Padre (cfr. Gv 5, 19ss). I suoi interlocutori lo ascoltano perplessi, e anche scandalizzati, e allora dice loro: «Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza» (Gv 5, 39). La dottrina che ascoltavano dalle labbra di Gesù sembrava loro una sfida al loro zelo nel proteggere la fede dei loro padri, perché dovevano ancora elevarsi a una intelligenza superiore; dovevano prepararsi a ricevere, da Dio stesso, «la verità tutta intera» (Gv 16, 13): la verità viva, la verità in Persona, che è Gesù Cristo. Per questo la Chiesa invita tutti i cristiani ad approfondire sempre più «la sublime scienza di Gesù Cristo (Fil 3, 8) con la frequente lettura delle divine Scritture»[i].

Il prelato dell’Opus Dei ci invita a concentrare ancora una volta lo sguardo nella «Persona di Gesù Cristo, che vogliamo conoscere, frequentare e amare»[ii]. E dato che, secondo san Gerolamo, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»[iii], solo la Sacra Scrittura può assumere più importanza man mano che facciamo passi avanti nel nostro cammino cristiano, fino al punto che «respiriamo con il Vangelo, con la Parola di Dio»[iv]. Se la Sacra Scrittura è «l’anima di tutta la teologia»[v], essa è chiamata anche a stare al centro del nostro pensiero e della nostra vita. In un modo espressivo il santo Padre poneva in questo senso alcune domande che fanno riflettere: «cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe?; se tornassimo indietro quando la dimentichiamo: tu ti dimentichi il telefono cellulare – oh!, non ce l’ho, torno indietro a cercarlo; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino, cosa succederebbe?»[vi].

«cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe?»

Dalla Scrittura alla vita

Scrivendo a Timoteo, che era a capo della Chiesa di Efeso, san Paolo gli ricorda: «fin dall’infanzia conosci le Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2 Tm 3, 15-17). L’Apostolo dice letteralmente, se ci atteniamo al testo greco, che l’uomo di Dio – chi vive della sua Parola – è “attrezzato” per agire: possiede già ciò che è veramente necessario per la sua vita di apostolo. In modo più categorico si esprime il salmista nella lunga meditazione sulla Parola di Dio che è il salmo 118 [119]: «La Legge della tua bocca mi è preziosa più di mille pezzi d’oro e d’argento» (Sal 118 [119], 72).

Gesù ci chiama a identificarci con Lui, a vivere in Lui. E ci aspetta, come diceva spesso san Josemaría in «L’Ascensione del Signore in cielo»[vii]: nella sua presenza silenziosa ed efficace nell’Eucaristia e nel dialogo, sempre aperto da parte di Dio, della preghiera. Questo dialogo, anche quando riguarda mille cose della nostra vita quotidiana, trova il suo nucleo più intimo nella Scrittura. Così sarà stata l’orazione di Gesù: profondamente radicata nella Parola di Dio. E così sarà chiamata ad essere anche la nostra. «Nell’aprire il Santo Vangelo, pensa che ciò che vi si narra – opere e detti di Cristo – non devi soltanto saperlo, ma devi anche viverlo. Tutto, ogni passo riportato, è stato raccolto, particolare per particolare, perché tu lo incarni nelle circostanze concrete della tua esistenza. – Il Signore ha chiamato noi cattolici a seguirlo da vicino e, in questo Testo santo, trovi la vita di Gesù; ma, inoltre, vi devi trovare la tua stessa vita. Anche tu imparerai a domandare, pieno d’amore, come l’Apostolo: “Signore, che cosa vuoi che io faccia?...”. – La volontà di Dio!, sentirai nella tua anima in modo perentorio. Prendi, dunque, il Vangelo ogni giorno, e leggilo e vivilo come guida concreta. – I santi hanno fatto così»[viii].

Tutto, ogni passo riportato, è stato raccolto, particolare per particolare, perché tu lo incarni nelle circostanze concrete della tua esistenza.

«Viva lectio est vita bonorum»[ix], diceva san Gregorio Magno: la vita dei santi è una lettura viva della Scrittura; una lettura incarnata, trasformata in gesti, parole, opere. Se i Padri della Chiesa dicevano che, con l’Incarnazione, il Verbo di Dio si era abbreviato[x], anche nella vita del santi Gesù si abbrevia: la Parola di Dio si fa piccola, per diffondersi poi nel mondo attraverso le loro opere e la loro parola. Man mano che nella storia si succedono le generazioni di cristiani, «il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia [...]; per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18 [19], 3.5).

Non è un caso, riteneva Benedetto XVI, «che le grandi spiritualità che hanno segnato la storia della Chiesa siano sorte da un esplicito riferimento alla Scrittura»[xi]: il vigore di questi rami del grande albero della Chiesa proviene dalla «potenza dello Spirito» (Rm 15, 19), che «scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (1 Cor 2, 10). Qualcosa di simile avviene anche con le conversioni personali e con tante vite di profonda e ordinaria santità che passano nascoste alla storia, ma che agiscono potentemente su di essa in un modo che solo Dio conosce: «La Chiesa è piena di santi nascosti!»[xii]. Tutti si nutrono della Scrittura: perché più che di pane, l’uomo vive «di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4, 4).

Più ricchi delle sue parole

Perché la Parola di Dio si trasformi in cibo delle nostre anime, dobbiamo perfezionare un atteggiamento di ascolto, anche quando ancora non comprendiamo bene ciò che Dio vuole dirci. Probabilmente all’inizio gli apostoli non capirono granché del discorso eucaristico del Signore a Cafarnao; però san Pietro, a nome di tutti – anche a nome nostro –, gli disse: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68). Neppure la Madonna capiva sempre tutto quello che Gesù faceva e diceva, ma ascoltava e meditava con calma: «serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2, 52). Commenta Papa Francesco: «Tutti possiamo migliorare un po’ su questo aspetto: diventare tutti più ascoltatori della Parola di Dio, per essere meno ricchi di nostre parole e più ricchi delle sue Parole. Penso al sacerdote, che ha il compito di predicare. Come può predicare se prima non ha aperto il suo cuore, non ha ascoltato, nel silenzio, la Parola di Dio? [...] Penso al papà e alla mamma, che sono i primi educatori: come possono educare se la loro coscienza non è illuminata dalla Parola di Dio, se il loro modo di pensare e di agire non è guidato dalla Parola? [...] E penso ai catechisti, a tutti gli educatori: se il loro cuore non è riscaldato dalla Parola, come possono riscaldare i cuori degli altri, dei bambini, dei giovani, degli adulti? Non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse» [xiii]. Se facciamo in modo di crescere sempre in questo atteggiamento di ascolto, che si nutre anche dello studio e della lettura spirituale, potremo dire sempre più con il profeta Geremia: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (Ger 15, 16).

La lettura e la meditazione della Scrittura richiede tempo e calma. «Alla presenza di Dio, in una lettura calma del testo, è bene domandare, per esempio: “Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? Perché questo non mi interessa?”, oppure: “Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perché mi attrae?”»[xiv]. Quando ascoltano una conversazione, una lezione, una omelia, le persone hanno piacere che si citi la Scrittura, se si fa in modo che questi riferimenti non siano una sorta di ornamento, o un semplice pretesto per parlare di un tema: occorre che la Parola di Dio sostenga e illumini quello che si dice e che il testo sacro sia saturato dal calore di chi lo ha studiato e lo ha meditato, con la mente e con il cuore. È anche indispensabile ascoltare i silenzi di Gesù. «Dai Vangeli sappiamo – ha scritto recentemente il Papa emerito Benedetto XVI – che spesso Gesù passava la notte solo “sulla montagna” in preghiera, in conversazione con suo Padre. Sappiamo che ciò che Gesù diceva, la sua parola, proviene dal silenzio e poteva maturare solo lì. Per questo è logico che la sua parola si può comprendere correttamente solo se anche noi entriamo nel suo silenzio: se impariamo ad ascoltarlo attraverso il suo silenzio. Non c’è dubbio che per interpretare le parole di Gesù è necessaria la conoscenza storica, che ci insegna a comprendere il tempo e il linguaggio di quei momenti. Però questo da solo non è sufficiente se vogliamo comprendere in profondità il messaggio del Signore. Chi oggi legge i commenti sui Vangeli, sempre più estesi, alla fine rimane deluso. Impara molto intorno a quest’epoca, così come molte ipotesi che in fin dei conti non contribuiscono assolutamente a comprendere il testo. Alla fine uno si rende conto che in questo eccesso di parole manca l’essenziale: entrare nel silenzio di Gesù, da dove nasce la sua parola. Se non possiamo entrare in questo silenzio, ascolteremo sempre la parola soltanto nella sua superficie e non la comprenderemo realmente» [xv].

Dalla mano di san Josemaría

«Ogni santo costituisce come un raggio di luce che scaturisce dalla Parola di Dio»[xvi]. E nell’Opera il Vangelo riceve una luce speciale dagli insegnamenti e dall’esperienza vitale di san Josemaría. Come lui, entriamo nella vita di Gesù «come uno dei tanti personaggi»: siamo Giuseppe, Simeone, Natanaele, Simone di Cirene, Maria Maddalena... e soprattutto lo stesso Cristo, figli nel Figlio. È stato detto che, sebbene si possa placare la fame di una persona dandole del pesce, vale molto di più insegnargli a pescare. Allo stesso modo, non solo san Josemaría ci ha lasciato il suo commento ai testi sacri, ma ci ha anche insegnato a leggerli: come un bambino, contemplandoli. I suoi insegnamenti ci aiutano ad approfondire il Vangelo e il Vangelo stesso ci fa comprendere meglio lo spirito che Dio gli ha affidato, che è «vecchio come il Vangelo, e come il Vangelo nuovo»[xvii]. Ecco perché, per esempio, alcune lezioni di formazione cristiana cominciano con la lettura commentata del Vangelo; e perché nei Centri dell’Opera la giornata si chiude con un semplice e breve commento del Vangelo del giorno. Già nel 1933 san Josemaría aveva un elenco di 112 testi del Nuovo Testamento con alcuni commenti occasionali molto brevi. Si trattava di un documento di otto cartelle manoscritte che aveva intitolato «Parole del Nuovo Testamento, ripetute volte meditate»[xviii]. Ognuno avrà forse, in un modo o nell’altro, un proprio elenco, scritto su un foglio di carta o in fondo all’anima: parole o gesti di Gesù, episodi o dialoghi che ci parlano in un modo eloquente, che un giorno abbiamo letto o ascoltato con una luce particolare, senza che fosse necessario parlare di un evento straordinario: per quel momento concreto, per la situazione della nostra anima o per qualche circostanza particolare... Forse sono stati come una risposta a qualcosa che cercavamo, o forse ci sorpresero o ci diedero sicurezza. Ci confermarono nella fede, nel cammino, nell’Amore. Ci fa molto bene nutrire questa lettura personalissima del Vangelo, anche in vista della liturgia: a volte un versetto del Nuovo Testamento ci servirà da meditazione durante la giornata e sarà un mezzo per conservare la presenza di Dio.

La Vergine Maria ci accompagna in questo percorso per conoscere Cristo e seguirlo da vicino, come i primi dodici[xix]: «Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo [...]. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo»[xx].

Guillaume Derville

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Letture di approfondimento

In www.collationes.org si può consultare un elenco di titoli di divulgazione, utili per approfondire i diversi aspetti, e di libri della Sacra Scrittura.



[i]Concilio Vaticano II, Cost. Dogm. Dei Verbum(18-XI-1965), 25.

[ii]F. Ocáriz, Lettera pastorale, 14-II-2017, 8.

[iii]San Gerolamo, Comentariorum in Isaiam, Prologo (PL 24, 17).

[iv]F. Ocáriz, Lettera pastorale, 5-IV-2017.

[v]Concilio Vaticano II, Decreto Optatam Totius (28-X-1965), 16.

[vi]Papa Francesco, Angelus, 5-III-2017.

[vii]San Josemaría, È Gesù che passa, 122.

[viii]San Josemaría, Forgia, n. 754.

[ix]San Gregorio Magno, Moralia in Job, 24,8,16: PL 76, 295.

[x]Cfr. Benedetto XVI, Es. Ap. Verbum Domini(30-IX-2010), 12.

[xi]Benedetto XVI, Es. Ap. Verbum Domini, 48.

[xii]Papa Francesco, Omelia a Santa Marta, 11-V-2017.

[xiii]Papa Francesco, Discorso, 4-X-2013.

[xiv]Papa Francesco, Es. Ap. Evangelii Gaudium (24-XI-2013), 153.

[xv]Benedetto XVI, epilogo alla seconda edizione inglese di R. Sarah, La force du silence (Fayard, 2016; Ignatius, 2017).

[xvi]Benedetto XVI, Es. Ap. Verbum Domini, 48.

[xvii]San Josemaría, Lettera 9-I-1932, 91 (citata in E. Burkhart – J. López, Vida cotidiana y santidad en la enseñanza de San Josemaría, Rialp, Madrid 2010, vol. I, p. 17).

[xviii]Cfr. Francisco Varo, San Josemaría Escrivá de Balaguer, “Palabras del Nuevo Testamento, repetidas veces meditadas. Junio – 1933”, in Studia et Documenta 1 (2007), 259-286.

[xix]Cfr. San Josemaría, Amici di Dio, 299.

[xx]Papa Francesco, Preghiera a Maria, 31-V-2013