Messe a Roma del Prelato e del Vicario Ausiliare

Nella messa celebrata a Roma nella basilica di Sant'Eugenio, in occasione della festa di san Josemaría, il Prelato dell'Opus Dei ha parlato del rapporto tra la misericordia divina e le attività dell'uomo. Qui il testo completo dell'omelia e il testo completo dell'omelia di don Fernando Ocáriz che ha celebrato la festa del 26 giugno nella parrocchia di san Josemaría a Roma.

Omelie
Opus Dei - Messe a Roma del Prelato e del Vicario Ausiliare

Omelia: testo completo (Word)
Omelia: testo completo (PDF)


Seguendo il filo del ragionamento ispirato dal brano del Vangelo letto prima della celebrazione eucaristica, il Prelato ha parlato della fiducia degli apostoli in Gesù che "rispetta la loro libertà e, invece di fare Lui un miracolo lasciandoli a bocca aperta senza che avessero fatto niente, suggerisce di gettare le reti un’altra volta. Così furono gli apostoli stessi a prendere “una quantità enorme di pesci".


“Dio ci lascia fare, vuole il nostro contributo. Fa assegnamento sulla professionalità di tutti: pescatori, maestri, operai, artigiani, funzionari e tanti altri. Ciascuno di noi, medici e personale sanitario, giornalisti, giovani e anziani… trova qui un insegnamento, ben assimilato da san Josemaría, che commentava così l’invito del Signore: “Prendi il largo! – Respingi il pessimismo che ti rende codardo".

Inoltre il Prelato dell'Opus Dei ha invitato i presenti a a ricordarsi che “anche noi, come Cristo con Pietro, possiamo suscitare nella gente lo stupore che ognuno sperimenta quando trova comprensione, slancio, aiuto spirituale e materiale”.


Senza dimenticarsi che “anche nella grandiosa “professione” di essere genitori: voi, padri e madri di famiglia, siete testimoni di misericordia in ogni istante della giornata, dalla mattina alla sera, senza sosta, servendovi a vicenda e crescendo i vostri figli nella gioia dell’amore. Come diceva Papa Francesco, “le opere di misericordia sono infinite, ciascuna con la sua impronta personale, con la storia di ogni volto”.



Omelia nella solennità di san Josemaría nella Parrocchia di san Josemaría, Roma, 26-VI-2016



È per me un motivo di grande gioia celebrare la Santa Messa nella festività di san Josemaría proprio qui, in questa parrocchia intitolata a lui. Vorrei innanzitutto trasmettervi i più cari saluti di Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, a cui piace tanto celebrare l’Eucaristia in questa chiesa, anche se oggi non poteva recarsi qua. Siate sicuri delle sue preghiere per la vostra comunità parrocchiale, per ognuno di voi e le vostre famiglie.

Sono passati ormai venti anni dalla dedicazione di questa chiesa da parte di san Giovanni Paolo II. Mi ricordo bene di quella giornata, in cui ho avuto la fortuna di partecipare alla celebrazione eucaristica. Allora il Papa si diresse ai fedeli con parole che spingevano a compromettersi nella missione cristiana: «Questa chiesa -diceva- non è costruita solo in mattoni, ma con delle pietre vive e queste pietre vive sono le persone, tutti i battezzati. Voi siete battezzati: allora siete anche voi pietre vive e con queste pietre vive si costruisce una Chiesa viva». Due decade dopo, quanta vitalità si può trovare nella parrocchia di san Josemaría! Sacerdoti e fedeli si sono dati da fare, avviando delle più svariate iniziative: la catechesi per bambini e ragazzi, le opere di carità, corsi di preparazione al matrimonio, ecc. Come vi vogliono bene il parroco e gli altri sacerdoti!

Siamo tutti parte di una grande avventura apostolica. Nel Vangelo che abbiamo appena letto, Gesù coinvolge a più persone nel suo lavoro di insegnare il cammino verso la vera felicità. Era tanta la gente che si radunava in torno a lui, che Gesù chiede a Simone che lo lasci salire sulla sua barca. Alla fine della sua predicazione, il Signore dirige al pescatore una sfida: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Prendi il largo… duc in altum! (nel testo latino). Sono parole che hanno colpito il cuore di san Josemaría, e si sono trasformate in un eco che sentiva durante tutta la sua esistenza. Duc in altum! San Josemaría ripeté, a sua volta, questo grido del Signore a tanti cristiani, perché non si conformassero con un rapporto superficiale con Dio, perché non cadessero nella tentazione di rinchiudersi in se stessi. "Spingetevi al largo e gettate le reti per la pesca! -ci esorta san Josemaría- Lo zelo apostolico che Cristo ha posto nel nostro cuore non deve estinguersi per falsa umiltà. (...) Ci comanda di lottare, di riconoscere i nostri difetti non per disperare, ma per pentirci e maturare l'impegno di migliorare" (È Gesù che passa, n. 159)

Dio e gli altri: questi sono i grandi orizzonti della nostra vita: andare all’incontro del Dio che è nostro Padre, e degli altri che sono i nostri fratelli. Oggi, come Pietro e i suoi colleghi pescatori, pure noi sentiamo le parole del Maestro: Duc in altum!, Prendi il largo! È il Signore che ci chiama ad addentrarci in quel mare di amore infinito che è Lui, a lasciarci guidare dallo Spirito Santo, come dice san Paolo, per poter avere un colloquio di figli col suo Padre. Sommergiamoci allora in quel oceano di pace ed amore che è Dio, nella nostra preghiera quotidiana, in quegli spazi di silenzio e di orazione intima che possiamo trovare –certo con un po’ di sforzo- in mezzo alle agitazioni di ogni giorno.
Scopriremo che il Signore è sempre accanto a noi, anche quando pare che le nostre giornate finiscono con le reti vuote, così come accade a Simone Pietro il giorno in cui trovò il Maestro nel lago di Genèsaret.

Duc in altum!, prendi il largo: è, inoltre, un richiamo ad andare verso quegli altri mari che sono gli uomini e le donne del nostro tempo, per trasmettergli la gioia di essere figli di Dio. Non vale rimanere nella propria sponda della comodità, magari accontentandoci di mantenere un rapporto di mera cortesia con gli altri. I cristiani siamo chiamati, come Pietro, a lasciare le sponde dell’egoismo per diventare pescatori di uomini, persone che hanno il coraggio di comunicare la vicinanza di Dio, con le parole e con le azioni, con dei gesti addirittura semplici come una battuta simpatica che suscita il sorriso a chi era stanco, un consiglio che aiuta il collega scoraggiato, un particolare che fa più gradevole una riunione in famiglia.

Quelli che abbiamo avuto il grande dono di Dio di aver conosciuto da vicino san Josemaría, possiamo testimoniare come era sempre nella presenza di Dio e, allo stesso tempo, si interessava per la vita di ogni persona, con dei gesti molto concreti. Il suo, era il cuore di un padre che amava con intensità, anche quando doveva correggere chi sbagliava, poiché il buon padre, come dice Papa Francesco, «sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore (…) Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi» (Udienza generale, 4 febbraio 2015).

Proviamo anche noi a prendere il largo nel rapporto con Dio e con gli altri. E chiediamo alla Madonna che ci accompagni in questo impegno sostenuti da Lei, che è, come ripeteva spesso san Josemaría, Spes nostra, la nostra Speranza.

Mons. Fernando Ocáriz