La festa di Ognissanti: siamo tutti chiamati a diventare santi

Il primo novembre la Chiesa festeggia “tutti i santi”, in particolare coloro ai quali non è stato attribuito un spazio nel calendario liturgico. Con questo articolo vogliamo approfondire il significato e le origini della festa di Ognissanti.

Dall'Opus Dei
Opus Dei - La festa di Ognissanti: siamo tutti chiamati a diventare santi

In principio, la “festa di tutti i martiri”

La festa attuale di Ognissanti risale al VII secolo, quando papa Bonifacio IV trasforma il Pantheon a Roma in un santuario cristiano e, il 13 maggio 610, lo consacra alla Madre di Dio e a tutti i santi martiri. Da allora, “una festa di tutti i martiri”, fu celebrata il 13 maggio.

Questa venne spostata al primo novembre sotto papa Gregorio IV (827-844) e celebrata in onore di tutti i santi.

Posta alla fine dell’anno liturgico, questa festa ricorda la seconda venuta di Cristo e l’instaurazione del Suo regno glorioso.

La celebrazione di Ognissanti

Il prefazio della messa propria di Ognissanti dice: “Oggi ci dai la gioia di contemplare la città del cielo, la santa Gerusalemme che è nostra madre, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome. Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa, che ci hai dato come amici e modelli di vita”.

La santità: un obbligo per ciascuno

Conviene, a questo punto, definire cosa si intende per santità.

Un primo approccio è quello dell’Antico Testamento:

Dice: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». (Ex 3,5). Dio parla a Mosé in questo modo nel momento in cui gli appar per la prima volta nel roveto ardente. Perché tale luogo è santo? E’ santo perché colui che lo abita è santo. E’ Dio che ci santifica; noi dobbiamo “toglierci i sandali”, cioè tutto ciò che non è compatibile con la Sua presenza.

“Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo” dice il Levitico (11,44).

Con il Concilio Vaticano II la chiamata alla santità è chiara:

“Chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto”. (Lumen gentium, n.40).

San Josemaría, la chiamata universale alla santità:

Questo è il messaggio di san Josemaría a partire dal 1928; rivolto a tutti i battezzati che vivono nel mondo:

“«Chi ha detto che, per arrivare alla santità, sia necessario rifugiarsi in una cella o nella solitudine di una montagna?», si domandava, meravigliato, un buon padre di famiglia, che aggiungeva: «Allora sarebbero sante non le persone, ma piuttosto la cella o la montagna. Sembra che si siano dimenticati che il Signore ha detto espressamente a tutti e a ciascuno: siate santi, come è santo il mio Padre celeste».

Mi limitai a commentare: «Il Signore, oltre a volerci santi, concede a ciascuno le grazie opportune»". (Solco, n.314).

“La santità: quante volte pronunciamo questa parola come se fosse priva di senso! Molti la considerano addirittura come un traguardo irraggiungibile, un luogo comune della letteratura ascetica, non un fine concreto, una realtà viva. Non la pensavano così i primi cristiani, che usavano il nome di "santo" per chiamarsi fra loro, molto spesso e con la massima naturalezza: Vi salutano tutti i santi; salutate tutti i santi in Cristo Gesù”. (E’ Gesù che passa, n.96)