Portare a tutti il fuoco e la gioia di Cristo

Per la Giornata dei Movimenti Ecclesiali, il Prelato dell'Opus Dei ha scritto un articolo per "Avvenire". "Sono un segnale della vitalità della Chiesa", afferma.

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È bello che la solennità di Pentecoste ricorra anche quest’anno nel mese di maggio, che è il mese mariano. Maria ci insegna ad accogliere la terza persona della Trinità Santissima. Come ci ha ricordato nell’ultima udienza generale Papa Francesco, occorre guardare Maria e “rivivere il suo ‘sì’, la sua disponibilità totale a ricevere il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata”.

Negli ultimi tempi abbiamo lodato Dio per l’azione dello Spirito Santo: l’elezione di Papa Francesco ha prodotto in molte persone il desiderio di avvicinarsi di nuovo alla fede e al sacramento della Penitenza. La forza dello Spirito Santo spinge i cristiani a una vera ‘trasformazione’ per la diffusione del Vangelo in tutto il mondo.

Anche oggi –e sempre sarà così– la Chiesa cresce sotto il soffio dello Spirito. Tutte le realtà ecclesiali, sia quelle che sono espressione dell’organizzazione gerarchica della Chiesa –come le diocesi o i vicariati apostolici, gli ordinariati, le prelature territoriali e personali–, sia quelle che nascono nell’ambito del diritto di associazione dei suoi membri –come i movimenti o le associazioni–, sono spinte dallo stesso Spirito Santo nella vita della Chiesa.

Un segno particolare di questa azione del Paraclito è il raduno dei movimenti ecclesiali, delle associazioni e le aggregazioni laicali che avrà luogo sabato e domenica a Roma, al culmine di un pellegrinaggio in occasione dell’Anno della Fede indetto dall’amato Benedetto XVI, maestro nell’intelligenza amorevole del mistero cristiano. Sarà un nuovo segnale della vitalità della Chiesa, che, mossa dall’azione dello Spirito Santo, non smette di suscitare forme e linguaggi nuovi per arrivare ad ogni uomo e ogni donna, per portare il fuoco e la gioia di Cristo in tutti i cuori.

La Prelatura dell’Opus Dei, per la sua natura, non parteciperà in quanto tale a questo pellegrinaggio dei movimenti. Ma nella comunione ecclesiale saremo tutti presenti con la preghiera e con l’affetto: i fedeli della Prelatura, assieme a tanti altri cattolici, vivranno la Pentecoste molto uniti a Papa Francesco e ai rappresentanti di queste istituzioni. Inoltre, parecchi saranno sicuramente presenti alle celebrazioni in piazza San Pietro, con parenti e amici.

Magari arrivasse molto lontano il desiderio espresso in queste parole di San Josemaría, fondatore dell’Opus Dei: “che, nella Santa Chiesa, ci sentissimo tutti membra di un solo corpo, come ci chiede l'Apostolo; e vivessimo a fondo, senza indifferenze, le gioie, le tribolazioni, l'espansione della nostra Madre (…) Vorrei che vivessimo l'identità degli uni con gli altri, e di tutti con Cristo” (Forgia, n. 630). A questo ci chiama il Papa Francesco, con il suo sorriso, con il cuore di pastore di tutti.

Pentecoste ci parla di lingue, di espansione, di uscire da noi. Ma ci sprona anche all’unità affettiva ed effettiva fra tutti i figli della Chiesa. Un’unità che è anche essa segno di speranza.

+Javier Echevarría

Prelato dell’Opus Dei

  • Mons. Javier Echevarría // Avvenire