Una riflessione sulla realtà del carcere

Una giornata di condivisione dedicata alla realtà del carcere è stata organizzata dall’associazione Aquilia di Verona. Numerosi i partecipanti all'incontro. Presentate alcune testimonianze di chi ha portato avanti progetti di utilità sociale per i detenuti.

Iniziative sociali
Opus Dei - Una riflessione sulla realtà del carcere

Un incontro sulla realtà del carcere si è svolto nella sede dell'associazione Aquilia di Verona. Tra i presenti, il presidente della sesta Circoscrizione, che ha dato il patrocinio all’iniziativa, un imam, la giornalista Marina Zerman, moderatrice della tavola rotonda. Il presidente dell’Associazione, Marisa Levi, ha spiegato che questa è la terza iniziativa sul tema della condivisione, dopo quelle degli scorsi anni con l’Emporio della Solidarietà e con la Casa per la Protezione della Giovane. "Ne sono derivate sempre ripercussioni di generosità, documentate non solo da raccolte di materiale, ma anche da decisioni ad impegnarsi nel volontariato da parte di alcuni partecipanti". In un'area dell’aula magna sono stati posti vestiti, prodotti per l'igiene personale e giocattoli per i detenuti e le loro famiglie, mentre le ragazze delle medie che frequentano il laboratorio di artigianato dell'Aquilia hanno preparato dei segnalibri per i detenuti.

Emma Benedetti, del Centro di ascolto “Domenico”, che si trova all’interno della Casa Circondariale di Montorio, ha spiegato come il carcere sia un luogo che non si conosce all’esterno e come sia stata importante la realizzazione, da quattro anni a questa parte, di un luogo per dare informazioni ai familiari sul regolamento della struttura, i tempi previsti per i colloqui, la tipologia e i quantitativi di materiale che possono entrare. Un servizio prezioso specie per i parenti di chi viene incarcerato per la prima volta.

Significativa è stata anche la proiezione di una video-intervista al marchese Lamberto Frescobaldi, discendente di un’illustre famiglia fiorentina del 1100; egli ha iniziato nel 2012 un progetto di lavoro per i carcerati dell’Isola di Gorgona, in Toscana, mettendo a coltivazione di vigneto un ettaro di terreno, alla quale è seguita la realizzazione di una cantina, l’imbottigliamento del prodotto e la messa in commercio delle bottiglie. Il lavoro dei detenuti è regolarmente pagato ed il risultato morale e umano per la maturazione di queste persone è evidente.

Interessante anche l’intervento di Paola Tacchella, che da 25 anni lavora a Montorio, inizialmente come insegnante per l’alfabetizzazione e per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Via via ha maturato il progetto “Microcosmo” per fare scrivere ai detenuti il loro vissuto: obiettivo che presuppone ore di rielaborazione verbale in gruppi di lavoro, ricerca del linguaggio adatto, confronto ed ascolto. Un modello di lavoro che viene apprezzato dai protagonisti, come ha raccontato nella sua testimonianza un ex detenuto, che è riuscito a parlare in maniera molto coinvolgente per una decina di minuti della sua esperienza in carcere, del percorso di presa di coscienza del suo passato e del suo reinserimento in famiglia.

Una ragazza adolescente, figlia di un ex detenuto, ha esposto in maniera toccante la sua esperienza di quando aveva 8-10 anni e il papà era in carcere: le difficoltà con i compagni, l’assenza del padre e più tardi il suo impegno nell’aiutare il papà a conseguire la licenza media.

A proposito di scuole, una delle relatrici ha detto che ci sono contatti fra varie scolaresche e il mondo carcerario e che all’interno della struttura ha luogo un corso di Istituto Alberghiero, grazie al quale alcuni detenuti riescono a raggiungere il titolo di studio.

Non è mancata la testimonianza di un diacono permanente che presta servizio da 4 anni come aiutante del cappellano: prezioso il supporto spirituale che viene offerto agli attuali detenuti di 40 nazionalità; l’importanza dell’accoglienza, dell’ascolto, dell’accompagnamento spirituale e religioso. "Dalla tavola rotonda è emerso che il carcere si attiva sempre di più per diventare un luogo di “cura”, di recupero del senso del tempo, di occasione per guardare all’esterno con speranza", spiegano gli organizzatori.