Discorso del cardinal Ruini

5 marzo 2004. Sessione di Apertura del Processo di Canonizzazione del Servo di Dio ALVARO del PORTILLO.

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Opus Dei - Discorso del cardinal Ruini

Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma

Sessione di Apertura del Processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio ALVARO del PORTILLO, Vescovo Titolare di Vita e Prelato della Prelatura della Santa Croce e dell’Opus Dei.


Eccellenza Reverendissima, Signore, Signori,

ricordo volentieri il momento in cui Sua Eccellenza Mons. Javier Echevarría mi comunicò di aver iniziato ad espletare gli adempimenti previsti dalla legislazione ecclesiastica per l'apertura della Causa di canonizzazione di S.E.R. Mons. Álvaro del Portillo, suo predecessore alla guida della Prelatura dell'Opus Dei, la cui inchiesta diocesana prende oggi l'avvio.

Permettetemi di fare qualche breve cenno biografico su Mons. del Portillo. Nato a Madrid l'11 marzo 1911, fu attezzato il 17 marzo e, secondo la consuetudine in uso a quel tempo in Spagna, fu cresimato nel 1916. Frequentò le elementari e le medie presso una scuola diretta dai Padri Marianisti. Lì ricevette la prima comunione nel 1921. Terminati gli studi liceali, ottenne dapprima il diploma di Assistente di Opere pubbliche (1935), quindi la laurea in Ingegneria civile (1941). Più tardi, mentre esercitava la professione, conseguì anche il dottorato in Lettere e Filosofia (1943) e quello in Diritto canonico (1949). Nel 1935 chiese l'ammissione all'Opus Dei e ricevette la formazione spirituale direttamente da San Josemaría Escrivá.

Il 25 giugno 1944 fu ordinato sacerdote e fin dal primo momento si prodigò generosamente nel ministero pastorale. Il giorno stesso dell'ordinazione San Josemaría lo scelse come proprio confessore. Sin dal 1939 egli fu il più stretto collaboratore del Fondatore nel governo dell'Opus Dei. Inoltre, fu al suo fianco nei numerosi viaggi che egli compì attraverso l'Europa, impegnato a preparare o a consolidare l'attività apostolica dell'Opus Dei in tanti paesi. Fra il 1970 e il 1975 lo seguì nei suoi viaggi attraverso il continente americano, sostenendo l'ampia attività pastorale che il Fondatore dell'Opus Dei vi volse.

Il 15 settembre 1975, nel Congresso Generale elettivo convocato per designare il successore di San Josemaría, Mons. Álvaro del Portillo venne eletto all'unanimità alla prima votazione. Fece della continuità nell'applicazione degli insegnamenti del Fondatore il punto centrale del proprio programma di governo. Il 28 novembre 1982, Sua Santità Giovanni Paolo II eresse l'Opus Dei in Prelatura personale e nominò Prelato Mons. del Portillo. Il 6 gennaio 1991 ricevette dal Papa l'ordinazione episcopale.

Degna di nota la prolungata e multiforme attività svolta da Mons. del Portillo al servizio della Sede Apostolica. La profonda esperienza pastorale maturata accanto a San Josemaría, le sue provate qualità umane e la sua competenza teologica e giuridica lo rendevano adatto a molteplici mansioni. Cosí, già durante il pontificato di Pio XII venne nominato Consultore della S. Congregazione dei Religiosi. Giovanni XXIII lo fece Consultore della S. Congregazione del Concilio (1959 -1966), nonché Qualificatore della S. Congregazione del Santo Uffizio (1960). Durante il Concilio, venne designato fra i primi Periti conciliari; fu Segretario della Commissione sulla Disciplina del Clero e del Popolo Cristiano, che elaborò il decreto Presbyterorum Ordinis, e fu Consultore di altre Commissioni conciliari. Paolo VI lo nominò Consultore della Commissione Pontificia per la Revisione del Codice di Diritto canonico e, quindi, Consultore e Giudice della S. Congregazione del Santo Uffizio, oltre a confermarlo quale Consultore della S. Congregazione per il Clero. Giovanni Paolo II lo nominò Consultore della S. Congregazione per le Cause dei Santi e del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, nonché membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi del 1983. Su nomina pontificia, partecipò alle Assemblee Generali Ordinarie del Sinodo dei Vescovi sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (1987) e sulla formazione dei sacerdoti (1990).

Assai rilevante appare anche il suo impegno nella promozione dell'unità fra la cultura e la fede. Questo, infatti, fu il senso che egli volle dare al lavoro svolto in ambito accademico in qualità di Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna), di Piura (Perú), della Sabana (Colombia) e della Università Pontificia della Santa Croce.

Il primo libro pubblicato di Mons. del Portillo è la tesi di laurea in storia (Descubrimientos y exploraciones en las costas de California , apparso per la prima volta nel 1947 e ristampato nel 1982). Oltre a comporre numerosi studi di argomento teologico e giuridico per la Santa Sede, egli si occupò anche di problemi ecclesiologici e pastorali, con contributi di rilievo a proposito del laicato e del sacerdozio. Fra le sue opere, tradotte in numerose lingue, ricordiamo specialmente: Laici e fedeli nella Chiesa, Consacrazione e missione del sacerdote, Intervista sul fondatore dell'Opus Dei.

Un altro aspetto di notevole rilievo nell'opera svolta da Mons. Álvaro del Portillo al servizio della Chiesa è racchiuso nei numerosi viaggi pastorali che compì nei cinque continenti.

Il 23 marzo 1994, appena rientrato a Roma da un pellegrinaggio in Terra Santa, all'alba, Mons. del Portillo morì per un attacco cardiaco, dopo aver chiesto che gli venissero amministrati gli ultimi Sacramenti. La mattina precedente aveva celebrato la Santa Messa a Gerusalemme, nella chiesa presso il Cenacolo.

La notizia della decisione di S.E. Mons. Echevarría di avviare la sua Causa di canonizzazione fu per me la conferma di un'esperienza personale su cui non avevo dubbi. Le occasioni che ebbi, abbastanza frequenti, di incontrare Mons. del Portillo avevano impresso in me la persuasione di trovarmi di fronte ad un Pastore esemplare: nella fermezza della sua adesione alla dottrina della Chiesa, nella sua unione con il Papa, nella sua carità pastorale, nella sua umiltà, nel suo equilibrio, si palesava una straordinaria ricchezza interiore.

Oltre a darmi quella notizia, Mons. Echevarría — Ordinario competente in questa Causa (cfr. Cost. ap. "Divinus Perfectionis Magister", I, 1) — volle condividere con me i risultati delle ricerche condotte fino a quel punto.

Anzitutto mi informò del fatto che molti Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici dei cinque continenti gli avevano scritto auspicando un sollecito inizio della Causa di canonizzazione del Servo di Dio. Dati, questi, che, di per sé, dimostravano il sentire di tanti esponenti della gerarchia ecclesiastica e del popolo di Dio sulla figura di Mons. del Portillo. Tutto ciò mi riportò alla memoria ciò che vidi il giorno della sua morte: l'affluenza nella Chiesa prelatizia dell'Opus Dei di tanti confratelli nell'Episcopato che, come lo stesso Santo Padre, vollero recarsi di persona a rendergli l'estremo saluto e ad offrire per lui i suffragi del commiato cristiano. I Pastori della Chiesa rendevano così il proprio omaggio ad un confratello che per la Chiesa aveva speso tutta la propria vita.

Inoltre, Mons. Echevarrá mi inviò tre volumi molto significativi:

— il primo conteneva una serie assai nutrita di testimonianze di persone che lo avevano frequentato (fra loro anche tanti Cardinali e Vescovi) e ne descrivevano le virtù;

— il secondo certificava la vastità della diffusione della devozione privata per il Servo di Dio e l'attribuzione alla sua intercessione di migliaia di favori spirituali e materiali (fra cui non poche guarigioni davvero singolari);

— il terzo era un suggestivo profilo biografico, che ne tratteggia le caratteristiche spirituali.

Mi convinsi della fondatezza dell'iniziativa riguardante la sua Causa di canonizzazione. La fama di santità di Mons. del Portillo appariva solidamente fondata e non era necessario aspettare altro tempo. Così aderii senza esitazioni di sorta al progetto. Anche la Conferenza Episcopale del Lazio, da me interpellata, espresse unanimemente parere favorevole.

Il Prelato mi chiese, inoltre, di designare un Tribunale del Vicariato per l'escussione di alcuni testi. La Congregazione delle Cause dei Santi ha formalmente approvato (Prot. N. 2577 - 1/03) che l'indagine diocesana si svolga æqualiter, cioè con lo stesso grado di competenza, presso il Tribunale della Prelatura e il Tribunale del Vicariato di Roma e ci ha comunicato il nihil obstat della Santa Sede al proseguimento della Causa.

Oggi, dunque, siamo qui per dare avvio al lavoro del nostro Tribunale mirante a raccogliere prove sulle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio Mons. Álvaro del Portillo. Al Tribunale non spetta esprimere un giudizio di merito: esso ha funzione istruttoria; le prove verranno valutate in seguito dalle istanze competenti de la Santa Sede. Ma, per quanto il nostro sia un compito preliminare, a nessuno sfugge la sua importanza per il prosieguo della Causa. A garanzia del buon esito dei lavori che ci apprestiamo ad iniziare vogliamo invocare l'assistenza dello Spirito Santo, causa principale della santità nella Chiesa.

Lasciate anche che io mi rivolga all'intercessione di San Josemaría Escrivá, di cui Mons. Álvaro del Portillo fu il figlio più fedele e, poi, il primo successore. Il servizio che don Álvaro prestò sempre e fattivamente alla Chiesa di Roma, la prontezza e l'operosità con cui appoggiò le iniziative pastorali del Santo Padre in favore della sua diocesi, erano parte di quell'amore alla Chiesa che egli aveva imparato da San Josemaría.

Il Tribunale del Vicariato è sempre molto attivo in questo particolare campo di servizio alla Chiesa. Si può dire che non esistono soste nel suo lavoro di istruzione di sempre nuove Cause di canonizzazione. Certamente questo è uno dei settori più felici della nostra attività, perché ci consente di toccare con mano le cure provvidenti e amorose che Cristo dispensa alla sua Chiesa. Dall'esempio dei Santi viene fortemente stimolata la speranza dei cristiani. Di recente, ancora una volta, con l'Esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa, il Santo Padre ha voluto offrire a tutti noi nuovi spunti di riflessione che ci hanno aiutato a comprendere con maggiore profondità la necessità di fondare sulla virtù della speranza la nostra azione nella storia. La testimonianza dei Santi sosterrà la speranza che dà vita all'impegno di spendere il meglio di noi stessi al servizio delle anime. Che Maria, Regina Sanctorum omnium ci protegga.

Cardinale Camillo Ruini

Palazzo del Laterano

5 marzo 2004