Montse Grases: intervista a Pepa Castelló

Chi meglio di chi l'ha frequentata può parlare di Montse Grases? Per questo motivo abbiamo intervistato Pepa Castellò, di Barcellona che adesso vive a Milano e che ha conosciuto di persona Montse quando frequentavano lo stesso Centro nella città catalana.

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Opus Dei - Montse Grases: intervista a Pepa Castelló

Come e quando ha conosciuto Montse?

Fu nel 1956. Montse aveva 15 anni e un sabato sua madre l’accompagnò al Llar perché potesse conoscere qualche ragazza dell’Opera. Io in quegli anni ero tra le più giovani numerarie che vivevano in quel Centro e subito la invitai ad aiutarmi ad attaccare alla parete alcuni quadri.

Ci conoscemmo subito e ci davamo appuntamento di sabato in sabato per fare qualcosa insieme: spesso le chiedevo anche di aiutarmi a farmi la piega ai capelli e lei si divertiva molto.

Ci può parlare di lei? Che tipo era?

Montse era una ragazza molto allegra e molto sportiva. Aveva un bel numero di amiche e faceva in fretta a fare amicizia con le persone. Mi colpì sempre la fiducia e la confidenza che aveva con sua madre. Dopo un po’ di tempo che ci conoscevamo, io le suggerii di farsi una chiacchierata con Lia – la direttrice del Llar – perché mi faceva piacere che anche lei potesse diventarle amica. Montse disse a sua madre - me lo riferì lei in una telefonata – che io mi ero stufata di lei e non volevo più esserle amica: aveva frainteso la mia proposta e ne aveva parlato immediatamente con sua madre.

Che attività facevate insieme?

Tutti i sabati Montse veniva al Llar e per le ragazze della sua età c’era una meditazione, facevamo merenda e alcuni incarichi nella casa. La domenica andavamo a fare catechesi a Montjuich in una scuola che sembrava più una baracca che altro, con tetto di legno e lamiere, e insegnavamo catechismo a bambine molto povere. Altre domeniche però le ragazze si davamo appuntamento nella piazza di Barcellona dove veniva organizzato il ballo della sardana. A Barcellona infatti il comune ogni domenica allestiva piste e altoparlanti in una piazza della città e i giovani si riunivano per fare insieme il ballo tradizionale della sardana: a Montse piaceva moltissimo la musica e il ballo.

Con il passare del tempo Montse conobbe sempre di più lo spirito dell’Opera e si domandava se il Signore desse anche a lei questa vocazione. Ricordo che me ne parlava con molta semplicità, soprattutto perché aveva paura di non riuscire a perseverare, perché non si riteneva all’altezza ecc. La vigilia di Natale del 1957 venne al Llar ad aiutarmi a finire il presepio. Ci mancavano alcune statuine e andammo insieme al mercato di Natale per comperarle: mi parlò della sua vocazione e che si era decisa. Tornate a casa lo comunicò subito a Lia e scrisse al Padre chiedendo l’ammissione all’Opera come numeraria. Quella sera stessa lo comunicò ai suoi genitori che festeggiarono con lei.

Poi Montse cominciò a sentire dolori alla gamba….

Sì, ricordo che già quel Natale mi disse che le faceva male, ma pensava di aver preso una botta in una gita in montagna. Poi nei primi mesi del 1958 cominciarono tutti gli accertamenti. Io però il 12 giugno del 1958 mi trasferii a Roma e ancora non sapevamo la diagnosi della sua malattia.

A metà luglio mi arrivò una lettera di Manolita, la mamma di Montse, che mi chiedeva preghiere perché dovevano comunicare a Montse la gravità della sua malattia e desiderava che sua figlia “sapesse reagire come una donna dell’Opus Dei”. Montse aveva 17 anni e veramente la sua reazione fu di grande serenità e abbandono. La mamma raccontò che dopo che suo padre le ebbe spiegato la malattia e che non c’era niente da fare, lei andò nella sua stanza e davanti all’immagine della Madonna di Montserrat disse: “Quello che tu vuoi!”.

Montse venne una settimana a Roma per conoscere san Josemarίa, ci può raccontare quei giorni e come li visse Montse?

Andai all’aeroporto di Ciampino l’11 novembre del 1958 con Icíar Zumalde, ricordo che mentre Icíar prendeva le valigie Montse, piena di vita come sempre, mi raccontò della paura che aveva avuto in viaggio – c’era stato un brutto temporale – e mi mostrò le foto dei suoi fratelli e della famiglia. Quando Icíar arrivò con le valigie, gliela presentai e lei con humor mi disse: “Ah, questa è Icíar!” e ridemmo perché nei mesi precedenti quando lei mi confidava che non voleva chiedere l’ammissione all’Opera perché era troppo giovane, io le dicevo sempre che anche la direttrice di Villa Sacchetti a Roma si era decisa più o meno alla sua età ed era molto felice.

Montse alloggiò quella settimana a Villa delle Palme e quando arrivammo la aiutai a disfare la valigia: riconoscevo i suoi vestiti e mi fece notare che la mamma le aveva fatto alcune modifiche alle gonne o ai maglioni perché sembrassero nuovi. La sua famiglia stava facendo notevoli sacrifici per pagarle le cure e Montse era molto grata e molto attenta a non fare spese inutili. In quei giorni a Roma non la vidi comprare nulla, ma pensò a tutti i suoi fratelli: mi colpì vederla chinarsi per strada a raccogliere dei tappi di bottiglia, di cui suo fratello Ignacio faceva la collezione.

A Villa delle Palme per non far veder alle altre residenti quanto era difficile per lei camminare, si appoggiava alle spalle di chi scendeva le scale davanti a lei con tono scherzoso e intanto si sorreggeva per rendersi più facile la discesa.

Arrivò il momento dell’incontro con il Padre: Montse era emozionatissima, ma la cosa sorprendente fu che chi si commosse di più fu proprio il Padre e il tempo volò: si fecero un paio di fotografie e il Padre le diede la benedizione per il viaggio. Un’altra emozione grande fu vedere il Papa la domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

Continuarono le passeggiate per Roma, intervallate da lunghi momenti di riposo a Villa Sacchetti: fu lì che la sentii commentare per la prima volta qualcosa del suo dolore. Encarnita Ortega le domandò quanto dolore sentiva e Montse le rispose: “E’ come se un cane mi morsicasse continuamente il ginocchio senza mai mollarlo!” e non aggiunse più niente.

Si avvicinava il giorno della partenza e Montse chiese a Encarnita se il Padre poteva darle la benedizione. Encarnita le disse: “Ma te l’ha già data il giorno in cui l’hai incontrato!” e Montse le rispose: “Si, ma questo è un altro viaggio!”. Partì con una grande nostalgia di Roma e continuò a scrivere a Encarnita nei mesi successivi: ricordo che la sua ultima lettera arrivò a Roma proprio il giorno della sua morte.